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Pierale, il Moscato dolce di Leone de Castris

Leone de Castris è un'azienda che produce 2,5 milioni di bottiglie l'anno e la difficoltà maggiore per questo tipo di viticoltori è poter mantenere un alto livello produttivo senza per questo penalizzare la qualità, seguendo una filosofia di attenzione verso il prodotto di una piccola-media impresa. La sede aziendale è Salice Salentino, piccolo comune situato nella penisola salentina, mentre i vigneti si trovano anche a Copertino e Locorotondo. Il prodotto più famoso è il Five Roses, primo vino rosato ad essere venduto in Italia a partire da 1943 e il Salice Salentino Riserva, un vino rosso messo in commercio nel 1954 ma che ancora oggi possiamo trovare ad uno strepitoso rapporto qualità-prezzo. Accanto a questi portabandiera da milioni di bottiglie, Leone de Castris negli ultimi anni ha proposto anche altre prodotti più di nicchia come il Salice Salentino Donna Lisa Riserva, un rosso di pregio da uve negroamaro con un saldo di malvasia nera che matura in barrique, che p...

Vieux Chateau Saint Andrè (2010) - Saint-Emillon

Saint-Emillon è la più antica area viticola del territorio bordolese ed è caratterizzata dall'utilizzo quasi esclusivo di due vitigni come il Merlot e il Cabernet Franc, che in genere danno vita a vini rossi eleganti ma anche piacevolmente vigorosi e strutturati. Il clima è oceanico, temperato e umido, con temperature dolci in estate e una insolazione piuttosto limitata che rallenta la maturazione delle uve e che determina basse rese. Il territorio è formato da grave, silice e argilla con un plateau di calcare stratificato intorno alla cittadina di Saint-Emillion. Questo particolare terroir permette ai vini di mettere in mostra un tannino di rara eleganza e ottimo potenziale di affinamento. Da queste parti l'attenzione alla maturazione tecnologica, fenolica e aromatica delle uve è quasi un credo, mentre è ovviamente molto utilizzata la tradizionale barrique bordolese. In quest'area particolarmente fortunata da un punto di vista viticolo opera  Jean Claude Berrouet, ...

Splendida mini verticale di Colpetrone 5 annate.

Le verticali hanno sempre avuto per me un fascino indiscutibile nel variegato e umorale molto del vino. Un po' perchè permettono di capire come si è modificato un vino in base alle diverse annate, oppure in altri casi è lo stesso stile dell'azienda che è cambiato nel tempo. In ogni caso spesso gli stessi vini di diverse annate possono essere anche molto diversi tra di loro e questo può essere percepito appunto solo attraverso le verticali. Nel caso specifico parliamo di Colpetrone, azienda simbolo del Sagrantino di Montefalco, di base a Gualdo Cattaneo, una realtà che è finita sotto l'ombrello di Tenuta del Cerro (ex Saiagricola, attualmente in capo ad Unipol) che possiede altre tenute in Toscana. La produzione complessiva di Tenute del Cerro è di quasi 2 milioni di bottiglie mentre Colpetrone ha una produzione di 200 mila bottiglie all'anno, con una presenza in 40 paesi, con un bilanciamento tra mercato italiano e mercato estero. Il Sagrantino è un vitigno auto...

Baccanera alla prova di assaggio del Pinot Nero Moro di Le Fracce, annata 2015

Il Pinot nero è senza dubbio uno dei vitigni più difficile da coltivare. Scontroso ed esigente, mette a dura prova la bravura di agronomi ed enologi, nonchè di ambiziosi produttori che si vogliono cimentare nella sua produzione. E se sappiamo che in Borgogna il Pinot nero ha la sua casa d'elezione ed è ormai appurato che riesce bene anche in Oregon, in altre parti del mondo bisogna cercare necessariamente delle microzone di territorio che per particolari condizioni climatiche e di terroir, portano alla produzione potenziale di buoni se non ottimi vini. Potenziale perchè conta anche la bravura di chi poi deve saperlo trattare in vigna, come in cantina e non tutti riescono nell'impresa di riuscire a produrre un Pinot nero con le caratteristiche che ti aspetti da un Pinot nero. Perchè l'altra grande particolarità di questo vitigno è che non ha mezze misure: in commercio ci sono prodotti veramente scadenti e altri che sono buoni o ottimi. Tra le zone italiane più voca...

L'invitante semplicità del Dolcetto Bric Sorì

Il Dolcetto è un'uva a cui sono affezionato, come frequentatore del Monferrato e perché è legato a ricordi semplici di vendemmie nei caldi pomeriggi di settembre, con i trattori pieni di quest'uva nera e pruinosa da trasportare in cantina, dove poi, dopo una giornata infinita fatta di sole e caldo, arriva finalmente la sera che rinfresca Il Dolcetto nella sua estrema semplicità è anche un vino che si esprime in maniera molto diversa a seconda della zona di produzione. Ecco allora che abbiamo il Dolcetto di D'Alba, che è unanimemente considerato il migliore tra tutti quelli prodotti nelle varie tipologie, grazie ad un terroir particolarmente vocato, che esprime vini fruttati, tannici e vinosi anche se alle volte riescono un po' rustici. C'è poi il Dolcetto di Dogliani, con la sua bella fragranza, le note fresche e vivaci di vino giovane ma non scontato. Il Dolcetto d'Asti è il più morbido ed elegante, anche se non perde in generosa freschezza e giovialità...

Breve storia del Veuve Clicquot etichetta gialla

Non tutti sanno che la multinazionale del lusso LVMH oltre a possedere brand notissimi della moda e più in generale del lusso come Bulgari, Louis Vitton, Dior, Kenzo, Sephora e molti altri, possiede anche marchi famosi nel mondo nel campo del vino come Chateau d'Yquem, Dom Perignon, Krug, Moet & Chandon, Dom Perignon, Ruinart, Veuve Clicquot tra i più importanti. La storia certamente più curiosa spetta a Veuve Clicquot, che nasce ufficialmente nel 1772 quando il banchiere e industriale tessile Philippe Clicquot, grande appassionato di vino, decide di razionalizzare i suoi possedimenti e di iniziare l'attività di produttore di vino. Gli affari vanno subito molto bene, tanto che l'espansione all'estero inizia quasi da subito e Philippe si dedica quasi esclusivamente alla Veuve Clicquot. A Philippe succede il figlio Francois che nel 1798 sposta Barbe Ponsardin, figlia di un noto commerciante di Reims, molto abile nella politica tanto da essere nominato barone da...

Il Khamma e la bellezza dell'imperfezione

Ebbene si, alle volte anche se non si è perfetti si può stupire più ancora rispetto a chi alla perfezione è naturalmente portato o che ha tanto faticato e studiato per arrivarci. E' il caso del Khamma, passito di Pantelleria di Salvatore Murana, che non riesce ad essere perfettamente equilibrato nelle sue varie componenti gusto-olfattive, eppure mi ha stupito e mi è rimasto nella memoria come uno dei migliori passiti che abbia mai assaggiato. Innanzitutto è uno di quei vini estremamente territoriali che mi piacciono da subito, dal primo sorso. Che poi territoriale significa per me che un vino sappia esprimere pienamente un territorio complesso e variegato come l'isola di Pantelleria, con il suo territorio di origine vulcanica con le sue acque calde e i soffioni di vapore, le colate laviche che si tuffano nel mare azzurro intercalato dai faraglioni, i muri a secco utilizzati per bonificare il terreno dalle pietre e per delimitare le proprietà, il vento che spesso si most...

Il Traminer Aromatico di Le Vigne di Zamò

L’area di produzione dei vini IGT “delle Venezie” è indubbiamente molto estesa e se vogliamo quasi 'sospetta', nel senso che si potrebbe pensare che si sia voluto far rientrare in una tipologia un elevato numero di vini con storie molto diverse tra loro. L'area si estende nelle regioni Friuli-Venezia Giulia e Veneto e nella provincia autonoma di Trento. Questo territorio, seppure molto vasto, ha delle peculiarità speciche. Innanzitutto è protetto a nord dalle Dolomiti, mentre a sud arriva fino al mare Adriatico e al fiume Po. Un territorio così esteso non può che presentare una grande diversità di “terroir” che probabilmente ha permesso lo sviluppo di vini altrettanto diversi. Le estati si presentano piuttosto calde, nella maggior parte delle zone di pianura e in alcune località di montagna specialmente nei versanti al sole, mentre risultano più fresche man mano che si arriva in collina o sui versanti alpini. Come in tutte le zone collinari e di montagna si possono t...

Quando una bottiglia può farti cambiare idea sul Moscato d'Asti

Quella del Moscato d'Asti è una storia di rinascita vitivinicola come poche se ne possono raccontare, da vino di grandi quantità per uso commerciale e relegato ad un consumo tipicamente festivo, a vino di pregio e finezza indiscutibili, partendo come spesso succede da un ridotto manipolo di piccoli, coraggiosi e visionari produttori. La zona di produzione del Moscato d'Asti è vasta e ricopre tre provincie, Alessandria, Cuneo e Asti, ognuna con le sue caratteristiche di terreno, microclima, esposizione, pendenze, ma allargando la visuale semplicemente al vitigno 'Moscato bianco', lo potremmo sorprendentemente ritrovare un po' in tutta Italia, praticamente da Bolzano a Trapani, passando per numerose provincie del centro Italia. Tuttavia restringendo il campo tra i più interessanti luoghi d'elezione del Moscato troviamo senza dubbio Santo Stefano Belbo in provincia di Cuneo, Canelli nell'astigiano e Strevi nell'alessandrino, e in questi due ultimi areal...

Nectaris, quando l'aromaticità del Gewurztraminer diventa passito.

Sui passiti non riesco ad avere mezze misure. Alcuni riescono a convincermi, in rari casi addirittura riescono a farmi ringraziare la sorte di non essere astemio, grazie al loro precario equilibrio che oscilla tra una naturale dolcezza e la spinta di una cospicua spalla acida. Purtroppo in altri casi, anche se l'olfatto può essere ben strutturato e ampio, risultano di una pastosità e dolcezza davvero eccessivi, a cui il palato rifiuta di dare una seconda opportunità. Tra i vini altoatesini di sicuro il Gewurztraminer è quello più adatto alla produzione di passiti. E questo perchè la sua naturale acidità aiuta il sorso a rimanere saldo e a contrastare la concentrazione di zuccheri del passito. Le premesse sono quindi buone, poi come sempre dipende da agronomo e cantiniere trarre il meglio da vitigno e condizioni pedoclimatiche che in Alto Adige possono contare su sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte in grado di esaltare i terpeni e quindi rendere ancora più profum...

Champagne L'Ablutien di Didier-Ducos

Ultimo dell'anno a casa di amici. Decido di portare una magnum di L'Ablutien, uno Champagne di Didier-Ducos, sia per assecondare il padrone di casa che so essere un amante delle bollicine, sia per l'ineguagliabile fascino che la magnum solitamente esercita nei confronti dei consumatori abituali di vino, dal principiante al winelover più smaliziato. La zona di produzione è la famosa 'Montagne de Reims, un vasto tavolato ricoperto da boschi e situato tra Reims e Epernay, con un terreno gessoso tipico della zona dove il Pinot noir spopola quasi incontrastato. La regione è costellata di villaggi classificati come Grand Cru e Premier Cru, praticamente il meglio che si possa cercare in campo enologico. La composizione dell'Ablutien è un'insolito (per la zona) con lo Chardonnay al 20% e il Pinot Meunier al 80%. Lo Chardonnay è un vitigno delicato e precoce, che apporta delicati profumi floreali, una ricercata delicatezza ed eleganza. Il Pinot Meunier è il s...

L'ascendente parabola del Kerner

Alcune volte cadono nell'oblio, altre volte risorgono e diventano dei prodotti ricercati. E' il caso di alcuni vitigni autoctoni che per motivi molto diversi tra loro hanno visto la loro coltivazione diventare sempre più marginale; spesso ne rimangono addirittura solo pochi filari di viti dimenticate tra le vigne di contadini ostinati o che li hanno scambiati per altri tipi di vitigni più conosciuti, magari fino a quando, un giorno, si presenta il professorone della tale Università, che ha sentito dire che in quella vigna dimenticata ci sono ancora poche e vecchie viti di quel raro vitigno. Forse un giorno, dopo varie sperimentazioni e incroci genetici per migliorarne la qualità, finalmente usciranno dall'oblio. Altri come il Kerner hanno una storia un po' diversa. Creato in Germania nel 1929 da August Herold incrociando l'operaia Schiava grossa (varietà a bacca rossa), con l'aristocratico Riesling (varietà a bacca bianca), è rimasto per molti anni un se...

La dolce aromaticità del Moscato Apinae di Di Majo Norante

Il freddo è pungente per le strade buie e deserte di una sera di gennaio senza pioggia e senza neve, ma la suggestione della bottiglia di Apinae di Di Majo Norante che mi aspetta a casa è già una consolazione sufficiente a risollevarmi il morale di una giornata nel suo complesso non proprio entusiasmante. La masseria Di Majo Norante è ubicata a Nord del Gargano, su un terreno argilloso e sabbioso, con una brezza estiva che arriva dal vicino mare Adriatico che concorre a creare un microclima ideale per la coltivazione della vite. Il suo Apinae è un piccolo capolavoro prodotto con uve Moscato sottoposte ad appassimento naturale sulla pianta. Dopo la raccolta viene effettuata una criomacerazione, ovvero il mosto viene raffreddato ad una temperatura di circa 5 gradi e rimane a contatto con le bucce per 12 ore; occorre dire che all'olfatto questo processo, che consente una estrazione di aromi varietali più importante rispetto alle solite tecniche di vinificazione, si percepisce ...

Coltivazione biologica e lieviti indigeni per il Barolo Bussia Riserva dei F.lli Barale

L'azienda agricola Fratelli Barale nasce nel 1870, quando da poco si incominciava a parlare di vino Barolo grazie soprattutto a Camillo Benso Conte di Cavour e ai Marchesi Falletti. Ai giorni nostri per quanto riguarda i vigneti, Barale possiede 10 ettari di cui una parte nella zona Bussia, considerata una delle più rinomate per la produzione di Barolo, in grado di sviluppare prodotti strutturati e longevi. L'azienda è a conduzione biologica e ha sviluppato un interessante studio sui lieviti indigeni dell'uva delle sue vigne, che poi vengono utilizzati per la fermentazione del vino in botte. La filosofia aziendale è in parte riassumibile con la convinta attività e sperimentazione sui lieviti indigeni e alla ferma convinzione da parte dell'azienda che il loro utilizzo, al posto dei lieviti acquistati in commercio, porti a mantenere un alto grado di tipicità dei vini prodotti; il tutto tenendo conto della notevole evoluzione che si è avuta negli ultimi anni sull...

I 10 migliori assaggi di Baccanera del 2016

Come ogni fine anno mi cimento nell'ardua impresa di trovare 10 vini tra quelli assaggiati nel corso dell'anno, che per qualche motivo mi sono rimasti impressi nella mente e nel cuore (e in taluni casi nel portafoglio). Non necessariamente sono i più cari e nemmeno sono sempre i più famosi, anche se devo ammettere che nel corso del 2016 molti di questi 10 vini sono straconosciuti alla grande maggioranza di tutti i winelovers. Come sempre, vista la difficoltà di stilare la classifica dei 10 migliori assaggi dell'anno sui più di 250 ufficiali (lasciando perdere gli assaggi 'non ufficiali' di cui non riporto traccia scritta per evitare che qualche produttore si offenda), non ho anche la pretesa di classificare a sua volta i vini dal n. 10 al n. 1 (o viceversa); sono quindi citati in ordine assolutamente 'spargolo' (un po' come i grappoli di alcuni vitigni). Sassicaia - Tenuta San Guido - 1998 Il vino, nato dall'idea del marchese Mario ...

Un Barbaresco che sfida i Barolo: Rabajà di Giuseppe Cortese, annata 2009

Nonostante il continuo allenamento all'assaggio e la capacità di saper apprezzare anche vini molto diversi tra loro, tipica di chi ha fatto il corso di sommelier, ogni appassionato di vino ha le proprie debolezze o inclinazioni. Spesso si tratta di prodotti di nicchia, vini per pochi intenditori che vogliono rimanere una elite, vitigni da poco riscoperti e che comunque hanno spesso una diffusione poco più che locale (Vitoska, Vuillermin ecc) Altre volte si tratta di vitigni internazionali prodotti nelle zone storicamente più vocate o al contrario in territori inusuali ma dove in modo quasi sorprendente si rivelano particolarmente adatte alla loro coltivazione per opera di qualche testardo produttore (Sassicaia, Montevetrano ecc)   Per quanto mi riguarda riconosco la mia particolare, sconfinata passione per il Barbaresco, un vino preciso, dinamico, territoriale, in grado di abbinare l'eleganza con l'intensità e con una personalità che alle volte fatica a rimanere nei...

Assaggiamo il Bombino bianco di Masseria San Magno

Quello che mi sorprende non poco nel panorama viticolo italiano è la quasi inspiegabile distonia tra la copiosa diffusione di alcuni vitigni autoctoni rispetto a quanto invece se ne sente parlare. E' questo il caso del Bombino bianco, che è coltivato e diffuso in varie parti d'Italia ma la cui copertura mediatica è senza dubbio scarsa, tanto che raramente un appassionato di vino che non abiti in regioni dove viene intensamente coltivato spesso non l'ha mai assaggiato e nemmeno ne ha mai sentito parlare. E' diffuso in Romagna con il nome di Pagadebit, in quanto grazie alla sua prolificità e vigoria pare che fosse molto utilizzato dai contadini appunto per ripagarsi qualche debito. Come tutti i vitigni molto diffusi in quanto facili da coltivare spesso i produttori l'hanno considerato più un vino da quantità che da qualità, con il risultato che se ne produce molto nelle cantine sociali del sud Italia, dove viene venduto sfuso a prezzi ridicolmente bassi. Tut...

La Sicilia di Donnafugata vista attraverso il Moscato di Pantelleria Kabir

Non si può immaginare la Sicilia vitivinicola senza pensare a Donnafugata e tra i tanti riusciti suoi prodotti, alcuni di una classe senza confini, non mi era mai capitato di provare il Kabir, un moscato di Pantelleria dall'ottimo rapporto qualità-prezzo. E' un vino dolce naturale coltivato sull'isola di Pantelleria, su terreni di origine vulcanica terrazzati con i tipici muretti a secco, prodotto da uve Zibibbo coltivate ad alberello all'interno di conche per proteggerle dalle particolari condizioni atmosferiche. La resa è di circa 40 ql/ha, ottenuta da viti molto vecchie, su una conformazione morfologica del tutto anomala e con condizioni pedoclimatiche altrettanto singolari. E devo dire che ancora una volta Donnafugata mi ha sorpreso con un prodotto che riesce incredibilmente a distinguersi per alcuni tratti distintivi dai tanti vini simili in commercio. Donnafugata insieme a poche altre cantine dell'isola ha guidato un vero e proprio percorso virtu...

Presentazione Guida Viniplus Lombardia 2017 - Parte II

Proseguiamo la carrellata degli assaggi effettuati durante la presentazione della Guida Viniplus Lombardia 2017 con i vini rossi e i vini dolci. Vini Rossi Prime nebbie Cascina Piano Che si producesse vino in provincia di Varese per me era assolutamente una (gradita) novità. Infatti un po' come in altre zone della Lombardia, anche a Varese e dintorni l'agricoltura è stata progressivamente abbandonata come non redditizia a favore di una cultura della piccola e media impresa che ha portato il territorio a concentrarsi sui settori secondario e terziario. Non che manchino terreni cosiddetti 'vocati' alla coltivazione della vite, considerando che sia sulla sponda piemontese del lago Maggiore, sia nel Canton Ticino la viticoltura è invece ancora molto praticata e il Nebbiolo anche in queste zone sa regalare buone soddisfazioni. E' quindi stata una piacevole sorpresa ritrovare un vino a base Nebbiolo nella provincia di Varese e come sempre la curiosità di a...