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L'ascendente parabola del Kerner


Alcune volte cadono nell'oblio, altre volte risorgono e diventano dei prodotti ricercati.
E' il caso di alcuni vitigni autoctoni che per motivi molto diversi tra loro hanno visto la loro coltivazione diventare sempre più marginale; spesso ne rimangono addirittura solo pochi filari di viti dimenticate tra le vigne di contadini ostinati o che li hanno scambiati per altri tipi di vitigni più conosciuti, magari fino a quando, un giorno, si presenta il professorone della tale Università, che ha sentito dire che in quella vigna dimenticata ci sono ancora poche e vecchie viti di quel raro vitigno.
Forse un giorno, dopo varie sperimentazioni e incroci genetici per migliorarne la qualità, finalmente usciranno dall'oblio.

Altri come il Kerner hanno una storia un po' diversa.
Creato in Germania nel 1929 da August Herold incrociando l'operaia Schiava grossa (varietà a bacca rossa), con l'aristocratico Riesling (varietà a bacca bianca), è rimasto per molti anni un semplice esperimento, fino a quando, negli anni settanta in Germania, ci fu un vero e proprio boom di consumo, anche se a livello qualitativo a causa delle elevate rese, rimaneva un prodotto poco appetibile ad un certo pubblico più esigente.
Per capirne la parabola occorre considerare che il Kerner era stato creato con un duplice obiettivo: resistere ai climi freddi del nord europa e possibilmente adattarsi a terreni poveri e non utilizzati per la coltivazione della vite.
Il Kerner si è poi scoperto, ha inoltre il pregio di adattarsi bene alla coltivazione a quote che possono arrivare fino ai 600 mslm.
Per quanto riguarda l'Italia sono questo insieme di fattori che, negli anni '90, hanno portato alla coltivazione sempre più intensiva del Kerner, soprattutto in Val Venosta e Valle Isarco, considerate tra le valli più asciutte dell'Alto Adige, con terreni poveri e sabbiosi e che per la coltivazione della vite possono arrivare fino a 600 mslm.
Il riconoscimento della Doc nel 1993 e il successivo passaparola hanno poi fatto il resto del lavoro e ad oggi il Kerner è un vino ricercato, anche per il fatto che vista l'esigua superficie vitata complessiva che si aggira intorno ai 59 ettari, non si può certo dire che abbia invaso il mercato o lo si possa trovare in ogni ristorante, enoteca o supermercato italiano come invece succede per altri vini.

Quasi tutti i migliori produttori altoatesini che possiedono terreni in Val Venosta o in Valle Isarco, producono Kerner di buonissima qualità.
Tra questi mi preme segnalarvi un produttore che sviluppa una versione particolarmente intrigante sia all'olfatto che al palato.



Il Kerner di Cantina Valle Isarco annata 2015, ha un colore giallo paglierino con ancora qualche residuo riflesso verdolino nel bicchiere.
All'olfatto sviluppa una intensa e raffinata aromaticità, che si associa a delicati  profumi di mela, pompelmo e ananas, per poi virare verso un finale di spezie dolci particolarmente piacevole.
Al palato è piuttosto caratteristico, con un'apertura di note minerali e sapide in grado di controbilanciare un alcol importante ma mai invadente, nonostante i suoi 14% di titolo alcolometrico.
Bel finale pieno e bilanciato a riempire la bocca e a ispirare abbinamenti con piatti di pesce solo apparentemente azzardati, come i favolosi tonnarelli alla vongole e bottarga che ho personalmente abbinato.
Prosit !












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