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Il Friulano Riserva di Ronco Severo e la filosofia di Stefano Novello

Sarà l’influenza di alcuni grandi ‘pensatori’ del vino come Gravner o sarà semplicemente una pura casualità, ma il Friuli si distingue nettamente nell’ambito viticolo italiano per l’elevata concentrazione di produttori ‘estremi’, con una loro filosofia del vino ben definita che va ben oltre il concetto molto più semplice di come si vuole comunicare il vino. Sostanza e non apparenza, idee radicali capaci di fare sempre più breccia soprattutto verso un pubblico di consumatori più raffinato della media, alla ricerca di una filosofia da riscontrare nel bicchiere. Stefano Novello di Ronco Severo rientra a pieno titolo in questa categoria di produttori-filosofi, di quelli che hanno avuto il coraggio e la forza di dare una impronta chiara ai propri vini partendo da una idea di base. L’azienda di famiglia è stata fondata dal padre Severo nel 1968, da un piccolo appezzamento di tre ettari. Nel 1990 avviene la svolta: dopo un lungo periodo passato a lavorare in azienda Stefano ...

Gewurztraminer Heimbourg di Domaine Zind Humbrecht, annata 2000

Zind-umbrecht si trova a Turckheim, comune francese di poco più di 3.000 anime, in Alsazia. Anche se gli Humbrecht si occupano dell’attività viticola dal 1620, l’azienda nella sua formazione attuale nasce nel 1959 dalla fusione delle proprietà viticole delle due famiglie, mentre nel 1992 sono state abbandonate le vecchie cantine storiche di Wintzenheim per quelle attuali, più moderne ed efficienti. E’ stato Leonard Humbrecht a dare una impronta moderna all’azienda, decidendo di non aggiungere zucchero nel mosto, mantenere una resa molto bassa, portare la lavorazione delle vigne in coltura biodinamica e soprattutto riuscire a coltivare un’uva che fosse la perfetta espressione del suo territorio. Heimbourg è una piccola frazione di collina di 9 ettari a Turckheim, da dove arriva questo splendido Gewurztraminer, con pendenze spesso rilevanti e orientamento sud-ovest. Il suolo è di origine argillosa e calcarea, con una roccia chiara che si intravede tra i vigneti. Il G...

Bric Amel di Marchesi di Barolo annata 2016

Una esperienza abbastanza comune tra i consumatori di vino poco esperti quella di apprezzare i prodotti delle aziende viticole sulla base di semplificazioni quanto meno grossolane. Un esempio: il Friuli e il Trentino sono terre di bianchi, il Piemonte e la Toscana di rossi. Bene nessuno mette in dubbio che in alcune regioni per motivazioni storiche, pedoclimatiche o per semplice abitudine consolidata dagli stessi produttori, riescano meglio alcuni vitigni autoctoni o alloctoni rossi e in altre quelli bianchi. Un esempio è il Piemonte, terra tradizionalmente di grandi rossi, con l’eccezione nella testa della maggior parte dei consumatori della zona di produzione del Moscato d’Asti. Eppure il Gavi ottenuto dal vitigno autoctono Cortese sa raggiungere vette molto alte sia nella versione fermo come nella versione spumantizzata. Vogliamo invece parlare dell’enorme potenziale che solo da pochi anni (e grazie a qualche illuminato produttore) si sta iniziando a intravve...

La mia personale riscoperta del Pinot Grigio

Devo ammetterlo: il Pinot Grigio è un vino che ho deliberatamente sottovalutato, reconditamente bistrattato, forse anche poco capito; in poche parole non me lo sono mai del tutto filato. Occorre anche dire che sono sempre stato in buona compagnia visto che trattasi di un vino che ha avuto un discreto successo negli anni ’80 sia in Italia che all’estero, per subire negli anni successivi un continuo e inesorabile declino a favore di altri vitigni più di moda. E’ nato tra Francia e Germania, ma si è ben acclimatato sia in Italia che in Alsazia, Oregon e California, dove a metà degli anni ‘90 ha avuto una sensibile impennata di popolarità tra i produttori prima e tra i consumatori poi, fino ad arrivare ad essere il vitigno più coltivato e il vino più venduto. E’ finito quindi di diritto tra i cosiddetti vitigni internazionali come Pinot nero, Merlot, Syrah, Chardonnay, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Sauvignon Blanc e alcuni altri che potremmo considerare minori, ma pur...

Saper interpretare un territorio: Albino Armani e il suo 823 Metodo Classico

Albino Armani fa parte di diritto nella stretta cerchia delle cantine italiane che pensano al vino a 360 gradi, quindi non solo come massimizzazione del profitto ma anche come territorio da valorizzare, attraverso un concetto di estetica che si intreccia inevitabilmente con il rispetto dell’ambiente e delle persone. Il progetto è ambizioso, ma quando si hanno le idee chiare diventa tutto più facile e per Albino Armani la ricetta consiste nel non lasciare nulla al caso, ma all’opposto avere una attenzione e cura per ogni aspetto che riguarda la cantina o che ruota intorno ad essa o ne è parte integrante. Il tutto parte da una filosofia enologica ben definita che lo porta a produrre anno dopo anno vini territoriali, senza forzature, in cui puoi riconoscere un territorio di appartenenza ben definito. Ne è un esempio il Foja Tonda, vitigno per anni dimenticato a favore di varietà internazionali più richieste dal mercato, in cui Albino Armani ha saputo credere anche per fa...

Produttori del Barbaresco: la cooperativa che riesce sempre a sorprenderti annata dopo annata

Tutti sanno che il Nebbiolo trova la sua massima espressione sulle dolci colline langarole ed in particolare sui terreni composti di argilla calcarea tipici della sponda destra del Tanaro. In particolare la zona del Barbaresco, contenuta nei comuni di Barbaresco, Treiso e Neive, merita una particolare attenzione, sia per un rapporto qualità-prezzo molto invitante, sia per una espressione del vitigno Nebbiolo meno 'impegnativa' rispetto al suo scomodo vicino di nome Barolo. Ma basta tornare indietro di 30 anni per scoprire che la situazione non era molto simile a quella odierna. La macerazione insistita, eccessivamente prolungata ed un invecchiamento interminabile in grandi botti di rovere consegnavano un vino che spesso era pesante e già piuttosto maturo all'apertura della bottiglia. Quindi gli anni 70 e 80 hanno visto una produzione di Barbaresco molto tannico, dotato di eccessiva potenza e poco equilibrio; poi l'avvento di un pubblico che ricercava più l...

Il Sassella Valtellina superiore di Nino Negri

La Valtellina, terra di rossi longevi a base Nebbiolo, è strettamente imparentata con la tradizione enologica piemontese, con l’eccezione morfologica di altitudini in media più elevate, tanto che qui si può tranquillamente parlare di viticoltura di montagna o viticoltura eroica, per la totale assenza di assistenza meccanizzata nei lavori in vigna. In questo panorama vitivinicolo, la sottozona Sassella è la più storica e vocata per la produzione di vino di tutta la Valtellina. L’età media delle viti è particolarmente alta e la raccolta delle uve fatta a mano si sussegue lungo i chilometri di terrazzamenti fatti con muretti a secco tenuti in religioso ordine dai contadini-produttori. Come dicevamo il Nebbiolo fa la parte del padrone di casa, anche se in taluni casi possono infilarsi altre varietà locali che non superano mai il 5%. In questo contesto opera un produttore di medio-grandi dimensioni, come Nino Negri, che pur facendo parte della galassia Gruppo Italiano Vini,...

Il Refosco dal peduncolo rosso di Volpe Pasini (annata 2014)

ll miglior modo per valorizzare un territorio in ambito vitivinicolo è quello di coltivare vitigni autocnoni, quindi l'uva che per ragioni storiche e pedoclimatiche si è meglio adattata ad un certo territorio e che riesce a dare il meglio della sua produzione quasi esclusivamente in quella zona. E il Friuli Venezia Giulia, accanto alle adattabili uve internazionali, ha da sempre puntato moltissimo sulle varietà autoctone, come ribolla gialla, friulano, verduzzo, malvasia istriana tra i bianchi e refosco, tazzelenghe, schioppettino, raboso tra i rossi. Tra questi ultimi non nascondo una certa simpatia e predilezione per un vitigno dalla lunga storia come il Refosco dal Peuncolo Rosso, un vitigno molto coltivato in Friuli, dove raggiunge ottimi risultati in particolare tra il Tagliamento e Livenza, nei terreni argillosi e pesanti tipici di questa area alluvionale. Al tempo dei romani era già coltivato e apprezzato nella zona di Aquileia, cittadina fondata nel II secolo a...

L'Austria di Jager (Wachau) beve Gruner Veltliner e Riesling

L’Austria del vino ha saputo crescere negli ultimi anni, soprattutto sui vini bianchi, puntando tutto sulla ricerca quasi ossessiva della qualità. E’ stata una scelta che ha portato i suoi frutti soprattutto sul mercato interno, dove è quasi difficile trovare in giro bottiglie di ottimi bianchi dei produttori più conosciuti a prezzi non certo economici. Diverso il discorso per i produttori di dimensioni più piccole o meno conosciuti che, rispetto ai primi, hanno un rapporto qualità-prezzo decisamente più abbordabile. Tra i vitigni bianchi più coltivati e conosciuti la parte del leone la fa il Gruner Veltliner, che ricopre quasi il 30% della superficie vitata, seguito a debita distanza dal Riesling e da qualche altro vino bianco autoctono. E se si parla di Austria e di vini bianchi non si può non citare la bellissima valle di Wachau, Una valle che sembra uscita dalle fiabe, a circa 80 km da Vienna, che insegue lo scorrere lento del Danubio, con vigneti situati su terraz...

Brunello di Montalcino di Podere La Vigna, annata 2010

A Montalcino, a differenza che in altre importanti regioni del vino italiano (vedi Barolo), le due anime che vedono contrapporsi i tradizionalisti e i modernisti (o innovatori) hanno saputo trovare una visione unica e condivisa sul futuro della loro denominazione. Dalla nascita del Brunello nel 1968 le bottiglie prodotte sono andate via via aumentando partendo da 13.000 a circa 9,1 milioni di bottiglie. Una crescita esponenziale, quasi senza precedenti, cresciuto sulle solide basi di un territorio unico ma che ha saputo anche innovarsi e crescere nel marketing e nella commercializzazione in mercati emergenti. Tra i progetti innovatori la recente nascita della Fondazione Brunello di Montalcino, espressione del Consorzio ma con una gestione autonoma, con l’obiettivo di finanziare progetti di sviluppo sul territorio, dal turismo al recupero e restauro di beni artistici e culturali. Il contributo volontario dei produttori permetterà la raccolta di fondi che saranno poi destinat...

Viaggio tra i vitigni autoctoni rari: il Casetta

La lunghissima Val d’Adige diventa nelle sue propaggini meridionali la Vallagarina. E’ una valle dalle pendenze degradanti tra Ala e Avio, ricoperta di vigneti che si adagiano ai piedi del Monte Baldo e della Lessinia. E’ una terra fertile, che conosce l’influenza delle montagna che degrada verso la pianura, del corso imponente dell’Adige e del non lontano Lago di Garda. Anche se non paragonabili alle valli dell’Alto Adige, le escursioni termiche sono comunque ben presenti, mentre i terreni variano di molto la loro natura passando dalla trama morenica a quella alluvionale. In questo territorio di mezzo, viene coltivato il vitigno autoctono Casetta, praticamente sconosciuto ai non addetti ai lavori o agli abitanti del territorio in cui è coltivato. Un vitigno dal potenziale a mio avviso esplosivo, ancora coltivato fino agli anni ’70, mentre negli anni successivi è stato praticamente abbandonato a favore di varietà più richieste e più produttive. Molte delle viti di Casetta...

La cooperazione che funziona: Gewurztraminer annata 2016 di Cantina di Caldaro

La viticoltura a Caldaro si distingue per l’estrema parcellizzazione su un numero molto elevato di proprietari ognuno con poderi molto piccoli, a volte anche meno di un ettaro. Questa caratteristica ha spinto naturalmente i proprietari verso una forma di cooperazione che ha trovato nella Cantina di Caldaro la sua naturale realizzazione. La cantina attuale è la risultante di una fusione avvenuta nel 1992 tra le due cantine storiche del territorio, la Cantina dei Contadini e la Cantina del Giubileo, entrambe fondate all’inizio del secolo scorso. Come in molte altre zone d’Italia, la parcellizzazione dei vigneti porta alla conseguenza che i soci conferitori non si possano reggere finanziariamente sul lavoro in vigna, che diventa invece un secondo lavoro da svolgere dopo l’attività principale. Quello che invece distingue queste zone è l’elevato livello qualitativo dell’uva conferita dai soci, aiutati durante tutto l’anno dalla cantina che organizza corsi di aggiornamento, r...

Una bella sorpresa il Veltliner di Kuenhof

Ultimamente si susseguono per me le degustazioni di produttori altoatesini di alta qualità che non conoscevo nemmeno per sentito dire. Ammetto la mia ignoranza e faccio ammenda, ma devo dire che è anche bello scoprire ogni tanto nuovi produttori di qualità che riescono a dare ai loro vini un tocco di personalità quasi umana, in un mondo dove si sta facendo sempre più strada (nel bene e nel male) l’intelligenza artificiale e il contributo dei robot. In questo caso si tratta di un antico maso di oltre 800 anni, di proprietà della famiglia Pliger (o dei suoi ascendenti) da più di 200 anni, a pochi chilometri da Bressanone, quindi nella bellissima Valle Isarco. Fino al 1989 le uve venivano interamente conferite alla mitica Abbazia di Novacella, ma dal 1990 le uve dei circa 6 ha di vigneto vengono vinificate e vendute in proprio. La decisione è stata presa grazie al riconoscimento da parte della famiglia dell’elevato livello qualitativo delle uve prodotte su questi terreni co...

Tixe il Pinot grigio targato Palazzone

Palazzone è un produttore ampiamente conosciuto nel panorama enologico italiano, di cui avevamo assaggiato i vini nel corso del Vinitaly 2016, trovandoli interessanti al punto da decidere un acquisto in cantina per assaggiare quelli già provati in una cornice meno caotica di quella della fiera e per provare altri prodotti che non conoscevamo, ma di cui si sente spesso parlare. In una bellissima serata di inizio agosto del 2016, abbiamo quindi degustato diversi loro prodotti abbinandoli ad una cena luculliana.    Un po' di ripasso sull'azienda ci aiuta a capire meglio il vino. Palazzone si trova in Umbria e più precisamente a Rocca Ripesena, in un territorio di confine tra Umbria, Lazio e Toscana, poco distante dal Lago di Bolsena con i suoi terreni di origine sedimentaria e argillosa con una buona influenza da parte dei terreni di origine vulcanica e tufacei dei dintorni del lago di Bolsena. L’avventura di Palazzone inizia negli anni ’60, quando la famiglia Du...

A vento e Sole nel Chianti di Podere Alberese

Di Podere Alberese avevo già scritto in passato ma vale la pena fare un veloce ripasso. L'azienda nasce nel 2006, con l'acquisizione di vigne già produttive da decenni, che la proprietà ha deciso di mantenere e ristrutturare. Di seguito c'è subito stata la riconversione dell'intera produzione verso l'agricoltura biologica, mentre per quanto riguarda le tecniche di cantina si seguono principi come le fermentazioni spontanee e l'utilizzo di legno grande. Ne risultano vini dallo stile classico, tradizionale, territoriale e naturale. Ho provato il loro Chianti 'A Vento e Sole' e ve lo consiglio come prodotto fresco succoso, pronto, un vino senza fronzoli eppure pienamente godibile e naturale. E' un blend di Sangiovese (90%) e di Fogliatonda (10%), un antico clone parente del Sangiovese ormai praticamente scomparso da quasi tutta la Toscana. La sua grande bevibilità ne fanno un vino versatile in grado di accompagnare pietanze di ogni genere...

La naturalezza e purezza del Gruner Veltliner di Garlider

Quando pensi di aver assaggiato una bottiglia di quasi tutti i principali buoni produttori di vini bianchi altoatesini, ecco che spunta sul tavolo del ‘gruppo dei soliti astemi’ il Gruner Veltliner di turno, che ti fa capire quanto in realtà il panorama dei produttori di pregio sia molto più ampio di quello che si è soliti credere. Garlider è un giovane produttore della Valle Isarco, la regione vitivinicola più a nord d’Italia, che con i suoi 250 ettari vitati si esprime ad altissimi livelli soprattutto sui bianchi. Se pensiamo che fino agli anni ’50 più dei due terzi delle uve coltivate erano a bacca rossa, si può capire quale sia stata l’evoluzione del territorio e il suo rapporto con l’uva e il consumatore. Negli ultimi 15 anni la zona ha visto un ulteriore sviluppo enologico principalmente spinto da giovani vignaioli che hanno portato impulsi positivi e nuove idee, sempre orientate verso la produzione di qualità. Tra questi vignaioli Christian Kerschbaumer ha fa...