Passa ai contenuti principali

INSOGLIO DEL CINGHIALE, IL SUPERTUSCAN AD UN PREZZO ACCESSIBILE.



Inanazitutto un po' di storia. Dopo aver fondato e successivamente venduto a Robert Mondavi la Tenuta dell'Ornellaia, Ludovico Antinori decide di ripetere la positiva esperienza in Alta Maremma acquistando terreni nella zona intorno a Bibbona, in provincia di Livorno, creando la Tenuta di Biserno e successivamente su terreni più sabbiosi la Tenuta Campo di Sasso, sulla strada che collega Bolgheri a Bibbona.
Qui viene deciso di piantare Cabernet, Merlot, Petit Verdot ma soprattutto Syrah che predilige questo tipo di terreno.
Tanto per intenderci siamo nella zona dei famigerati 'Supertuscans', fortunato appellativo creato per il mercato americano che è riuscito a portare fama e investimenti su queste dolci colline non lontane dal mare.
Ed è qui che viene prodotto questo Insoglio del Cinghiale, tipico taglio bordolese formato da Merlot, Cabernet Franc e Syrah, con una piccola percentale di Petit Verdot.
Per creare i vini viene contattato nientemeno che Michel Rolland, uno dei più famosi o forse il più famoso enologo al mondo, una specie di Cotarella al cubo, con consulenze sparse ai quattro angoli del pianeta e la fama di produrre vini con uno stile tipicamente californiano, morbidi, piacioni, molto vanigliati e cioccolatosi per l'uso spesso predominante di barrique nuove, per giunta americane.
Ma come sempre quando si tratta di vino, non bisogna partire con preconcetti, assaggiare con la mente sgombra e possibilmente rilassati.

Mi verso nel bicchiere una quantità sufficiente per poterne valutare l'impatto olfattivo che è indubbiamente buono e di ottima complessità nelle sue note di peperone date dal Cabernet Franc, pepe e liquirizia eredità del Syrah e frutta dolce data dal Merlot.
Il bouquet è nel complesso equilibrato, una leggera scia di vaniglia che non è per nulla invadente, per chiudere su piccoli accenni di tostatura.
Al palato è decisamente morbido, con tannini setosi, delicati, addomesticati più dal sapiente utilizzo del blend che dall'uso della barrique.
Anche in bocca si ritrovano le stesse sensazioni dolci percepite al naso, con una pai di tutto rispetto, buon equilibrio e finezza gusto-olfattive.
Che dire, è un vino ben fatto, studiato e creato per non deludere e per piacere ad un pubblico più ampio possibile, senza spigoli e senza grandi sorprese, dalla beva facile e coinvilgente, sicuramente lontano dal concetto di terroir o di vino da aspettare o in grado di evolvere.
In ogni caso assolutamente consigliato soprattutto per cene con amici, vedrete che metterà tutti d'accordo.


Commenti

Post popolari in questo blog

VALPOLICELLA RIPASSO CLASSICO SUPERIORE DOC 2011 - CANTINA VALPOLICELLA NEGRAR

Il mondo delle cooperative è un universo complesso e spesso controverso di cui si potrebbe parlare a lungo. La Cantina Valpolicella Negrar è una cooperativa che gestisce quasi 600 ettari di vigneti e che sembra aver sposato in pieno il concetto della qualità, attraverso una selezione attenta delle uve dei soci, l'utilizzo di una cantina moderna con vasche in acciaio inox e botti di rovere di medio-grandi dimensioni e un impianto di imbottigliamento indipendente con una capacità di 7.000 bottiglie all'ora. Questa cooperativa produce Amarone, Recioto, Valpolicella Classico e Ripasso ed è quest'ultima tipologia di vino che ho assaggiato. I Valpolicella Ripasso hanno da sempre diviso esperti e appassionati tra chi li trova gradevoli soprattutto perchè hanno maggiore struttura dei Valpolicella classici mentre sono meno impegnativi di un Amarone  (anche in termini economici) e chi invece li trova ibridi e stucchevoli. A mio modesto avviso se si parte da una buona ma...

Barolo Produttori di Portacomaro Docg (2012)

Barolo Produttori di Portacomaro I produttori di Portacomaro è una delle linee di produzione dei Produttori di Govone, cantina sociale del Monferrato capace di produrre circa 3 milioni di bottiglie l'anno vendute in quattro continenti. Nello specifico però il suo Barolo è una vera chicca. In realtà non se ne trova traccia sul web, sia come ricerca di informazioni sia come acquisto. La mia bottiglia è arrivata nella mia cantina come regalo di Natale di parenti, probabilmente a sua volta trovata in qualche pacco aziendale. E' stata quindi con una certa incertezza che ho deciso di portare alla cena di un amico e collega questa bottiglia di Barolo del 2012. In cantina l'ho sempre tenuta sdraiata e lontana da fonti di calore o luce, come da manuale del perfetto sommelier, ma delle sua integrità non ero del tutto convinto. E invece con grande sorpresa, appena stappato, si è subito sprigionato dalla bottiglia una nuance di liquirizia, rabarbaro, chiodi di garofano con accenni ment...

Fiano di Avellino Montelapio di Villa Matilde Avallone

Il Fiano di Avellino è un vino dalle antiche origini romane, quando veniva chiamato Vitis Apiana, per la sua caratteristica di attirare le api grazie al suo dolce aroma. Come per molti altri vitigni dell'epoca romana, è convinzione ormai diffusa che il vitigno sia stato introdotto in Campania dai coloni greci, in particolare provenienti dalla città di Apia, nel Peloponneso. Si è poi acclimatato e diffuso sulle fertili colline avellinesi, dove è diventato un vitigno autoctono per eccellenza. E' un raro esempio di vino bianco che si presta all'invecchiamento, insieme a Riesling e pochi altri. Ho assaggiato il Fiano di Avellino Montelapio di Villa Matilde Avallone, ad una sera a casa di amici in abbinamento ad uno strepitoso risotto con polipetti e gamberi di Mazara del Vallo. La sapidità del piatto andava abbinata ad un altrettanto sapido e strutturato vino bianco. Inizialmente avevo pensato ad un classico Vermentino, ma ho poi optato per questo Fiano, la cui azienda agricola...