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La Malvasia 'vulcanica' di Lanzarote


Il turismo enologico sull'isola si concretizza nella spettacolare 'ruta del vino e de los volcanes', dove si possono ammirare vitigni unici al mondo.
Piccole pianticelle di vite, piantate in una piccola fossa su un terreno tipicamente color cenere, spesso riparate da piccoli terrazzamenti di pietre a semicerchio per proteggerle dalle forti raffiche di vento che quasi perennemente spazzano l'isola.
Circa il 75% del vino prodotto a Lanzarote proviene da uve Malvasia, che grazie alle sue caratteristiche riesce a esprimersi al meglio e la cui vendemmia termina già a luglio a causa di latitudine e microclima.
La cenere è ovunque ma con le sue caratteristiche uniche permette alle viti di trattenere la poca acqua che cade su questo suolo desertico, dove le precipitazioni sono scarsissime e il sole e il vento continuo inaridiscono tutta la vegetazione.
La caratteristica primaria dell'isola è quella che qui la fillossera non è mai arrivata, grazie appunto ai suoli di origine vulcanica.
Inoltre data l'esigua produzione difficilmente capita di trovare bottiglie di produttori di Lanzarote fuori dall'isola e quelle poche vanno dritte in Spagna.
Per fortuna mia e del gruppo dei soliti astemi, il mio amico enotecario è un personaggio fuori dal comune e dopo una cena in un ristorante di Lanzarote dove beve la Malvasia di un noto produttore dell'isola, decide prima di andare a trovarlo sul posto e poi di importarne le bottiglie in Italia.

Eccomi allora alla apertura di questa Malvasia di Lanzarote di Los Bermejos.
Senza voler troppo cadere nell'estetismo descrittivo, i profumi sono di una intensità penetrante e si coniugano in un complesso mix di frutta a polpa bianca (melone bianco, pera) e di intriganti note minerali con sottofondo fumè, per poi cedere il passo a delicate note di mentuccia ed erba falciata.
In bocca ha nerbo e un carattere spiccato e deciso, una sapidità che sfiora la salinità vera e propria e  una ottima freschezza.
Il gusto è pieno e pervasivo forse perchè nato da viti su piede franco o forse per il complesso di vitigno, terreno e condizioni climatiche, ma anche di vendemmia attenta e artigianale.
E' un vino assolutamente da provare una volta nella vita (e perchè non anche due, tre ecc) e che si è abbinato in maniera sorprendente (attenzione alla chicca) a degli sfilacci di cavallo affumicati accompagnati da polenta di storo preparati da Chef Fabrice.



 

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