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Viaggio tra i vitigni autoctoni rari: il Mayolet

Mayolet di Coenfer

Ancora una volta è la piccola Valle d'Aosta ad essere protagonista di un vitigno autoctono raro imbottigliato in purezza, il Mayolet.
Lo spunto parte da una ottima bottiglia di Coenfer, annata 2013;  la storia del Mayolet non è lunghissima o almeno così pare se si considera che i primi riferimenti storici datano l'inizio dell'Ottocento, con indicazioni sempre più precise a partire dal 1850 in poi.
All'inizio del 1900 era già piuttosto diffuso, coprendo un 20% circa della superficie vitata, ma subisce un declino progressivo verso gli anni '80 e fino ai primi anni 2000 quando è sul punto di estinguersi.
Da quel momento, alcuni illuminati produttori intuiscono che la 'moda' dei vitigni internazionali piantati anche nel giardino dietro casa (tanto riescono sempre bene) sta terminando e anche il pubblico dei consumatori è alla ricerca di un gusto originale, magari non perfetto o perfettibile ma di sicuro diverso dai soliti Cabernet, Merlot e Sauvignon.
Questa nuovo modo di pensare è risultato particolarmente facile in Valle d'Aosta dove i vitigni autoctoni hanno sempre avuto ampio spazio anche in rapporto alla esiguità della superficie vitata rispetto ad altre regioni italiane.
Fumin, Petite Arvine, Vuillermin, Muscate d'Alsace, Cornalin, Petit rouge, Priè Blanc, Vien de nus, Premetta e appunto Mayolet sono solo alcuni dei vitigni coltivati (la maggior parte in purezza) spesso con un numero di bottiglie per singolo produttore che in molte altre parti d'Italia si potrebbero definire artigianali.

Passando all'analisi olfattiva e gusto olfattiva possiamo riscontrare nel bicchiere un colore rosso rubino molto carico e quasi impenetrabile nel bicchiere, con un naso non particolarmente complesso ma piuttosto intrigante, giocato sui delicati sentori di frutti di bosco e pepe nero, con un sottofondo netto e particolarmente persistente di uno strano mix di resina di pino e colla.
In bocca spicca la presenza acida che si dipana su tannini fitti e piacevoli, con una mineralità sugli scudi.
Una beva semplice e coinvolgente ma anche un tantino ricercata e, per me che non amo il vino tipo Gutturnio e Lambrusco, l'abbinamento con i salumi è stato una sincera sorpresa.


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