venerdì 11 dicembre 2015

Il Sauvignon Basarico di Adriano Marco e Vittorio

Sauvignon Basarico di Adriano Maro e Vittorio

Chi pensa che ad Alba si produca solo Nebbiolo per farne dei grandi Barolo e Barbaresco si sbaglia di grosso.
Ad esempio il Sauvignon Basarico dei fratelli Marco e Vittorio Adriano è piantato nelle vigne che non sono dedicate alla produzione di Nebbiolo, quindi tipicamente nei versanti a nord, nord-est, in fondo o a media collina.

E' una scelta molto utilizzata dai produttori per diversi motivi.
Primo perché l'esposizione a nord e a est dei vigneti non è ottimale per il Nebbiolo che deve avere più ore di sole possibile per poter raggiungere la giusta maturazione.
Poi per poter ampliare la gamma di vini prodotti, spesso si tratta infatti di vini bianchi come Sauvignon o Moscato, oppure di rossi autoctoni piemontesi come Dolcetto e Freisa.
Infine anche per una soddisfazione personale dello stesso viticoltore che si vuole cimentare nella sperimentazione di un vitigno diverso dal Nebbiolo, dimostrando prima di tutto a se stesso e poi al mercato di riuscire a produrre ottime bottiglie anche di prodotti diversi dai soliti cru aziendali.

E' comunque un dato di fatto che laddove fino a qualche anno fa venivano prodotti solo uno o due tipi di vini, oggi in molti si sono cimentati nel metodo classico, altri nei vitigni internazionali, altri ancora nei passiti e nelle grappe ..... con alterne fortune.
Per non parlare di scelte che in alcuni casi sembrano addirittura folli come nel caso della produzione di Semillon e Gewurztraminer in Sicilia !!!! ma con risultati del tutto sorprendenti.

Tornando ai fratelli Adriano, il loro Sauvignon non smentisce una vecchia regola secondo la quale il produttore che lavora bene lo si capisce non tanto dai prodotti di punta ma dai vini base o entry level.
Perchè la cura della vigna, la selezione, la giusta attesa della maturazione fenolica dell'uva, le basse rese e l'alta densità dei ceppi per ettaro e in cantina la capacità di non interferire troppo sul prodotto finale, mirando gli interventi a quelli strettamente necessari per poi lasciar parlare l'uva, sono tutti metodi di lavoro che non possono non venire riproposti su tutte le lavorazioni, appunto dai cru agli entry level.

Nel bicchiere si presenta giallo paglierino vivo e lucente con qualche riflesso verde.
Il naso riconduce alle note vegetali tipico delle piante officinali, ma anche pesca bianca e glicine.
Al palato è fresco ed elegante, dal tratto semi-aromatico tipico del vitigno, con una vena leggermente minerale e mandorlata.
Gusto piacevole con finale di media lunghezza, si esprime al meglio su temperature piuttosto basse che ne esaltano la componente di freschezza e immediatezza.
Vista l'annata non facile soprattutto per i bianchi e per i vitigni con maturazione precoce, sono davvero curioso di provare appena possibile l'annata 2015 per poterne verificare le differenze.





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