giovedì 25 gennaio 2018

Il Kerner di Villscheider alla prova di Baccanera



Il Kerner ha visto crescere la sua popolarità in tempi piuttosto veloci. In passato era relegato come un vino a consumo locale oppure  ad un piccolo gruppo di esperti, ma oggi grazie alle sue complessità gusto-olfattive è sempre più conosciuto e apprezzato dal grande pubblico.
Tecnicamente è un incrocio della Schiava, vitigno a bacca rossa, con il Rieslieng, vitigno a bacca bianca.
Lo scopo dell'incrocio effettuato agli inizi degli anni '30 era quello di creare un vitigno resistente ai rigori invernali dell'Alto Adige.

Una delle versioni più convincenti di Kerner che ho bevuto di recente è quello di Villscheider, un maso posto a 700 mslm, sopra la città di Bressanone.
Il proprietario dal 1997 è Florian Hilpold; inizialmente la principale attività era l'allevamento del bestiame, seguita dalla coltivazione di alberi da frutto e solo per ultima la coltivazione della vite.

Dal 2004 la crescita costante della domanda di vino unita alla conseguente crescita qualitativa e quindi di prezzo, ha spinto la famiglia ad abbandonare l'allevamento del bestiame per concentrarsi sulla produzione di vino e di frutta.

Ad oggi i frutteti occupano 8,5 ettari, mentre i vigneti occupano 2,5 ettari.
L'azienda produce tre varietà tipiche dell'Alto Adige ma anche di Austria e di qualche zona della Germania, come Riesling, Sylvaner e appunto Kerner.

Il maso produce un numero di bottiglie che annualmente varia tra le 8.000 e del 10.000, quindi una produzione poco più che artigianale, su un terreno dalle forti pendenze, con esposizione sud e su un terreno pietroso, magro e permeabile, dove la vite soffre e concentra il succo in pochi e preziosi acini.

Per quanto riguarda il numero di ceppi, ci avviciniamo alla ragguardevole cifra di 10.000 ceppi / ha. Qui la diatriba agronomica è assolutamente aperta e variabile a seconda delle mode o se vogliamo dei periodi storici.
In passato il dogma era quello che la maggiore densità di ceppi per ettaro favorisse una qualità naturale del vino prodotto più elevata, mentre oggi pare che non sia più così scontato o almeno bisogna capire bene di che zone, vitigni, esposizioni, terreni si sta parlando.

Chiusa la parentesi poco interessante della densità di impianto, passiamo alla degustazione di questo kerner annata 2015.
Naso pieno di albicocca matura, pesca gialla, fieno, ha nel complesso un carattere olfattivo deciso, suadente e dalla spiccata unicità.
Al palato è dinamico, armonico, moderno, si esprime agilmente su una naturale verticalità con buona progressione, lasciando al gusto piacevoli tracce minerali elegantemente sapide e una bocca succosa e persistente.
Da provare e riprovare su piatti di pesce come una orata in crosta di sale.

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