venerdì 10 novembre 2017

La Valle d'Aosta di Anselmet nel Torrette superiore annata 2015



Dal punto di vista vitivinicolo la Valle d’Aosta mi ha sempre incuriosito.
La cultura della vite era già praticata nei popoli preromanici e in particolare dai Salassi, popolo di origine celtica che abitava la vallata centrale più abitabile da un punto di vista climatico rispetto a tutto il resto del territorio valdostano che presenta cime spesso inarrivabili.

Con l’arrivo dei Romani la vite ebbe una grande espansione, mentre nel Medioevo ci furono numerosi alti e bassi con le pestilenze e carestie ma anche con lo sviluppo di numerosi vitigni autoctoni, alcuni scomparsi e altri ancora coltivati.

La viticoltura in Valle d’Aosta segue il naturale corso della Dora Baltea, si inerpica su terreni calcareo-sabbiosi ed è influenzata da escursioni termiche spesso importanti e da una generale e sostenuta ventilazione.
I vigneti sono in massima parte terrazzati, ricavati dai primi contrafforti delle montagne (qui non si può parlare di colline)
Alcune vigne poste ad altitudini molto elevate poggiano su piede franco, in quanto non attaccate dalla fillossera, il fastidioso ragno che entra nelle radici provocando la morte della pianta.

In anni più recenti è risultato fondamentale la fondazione dell’Institut Agricole Regional, che ha posto le basi per un fondamentale ampliamento e un miglioramento qualitativo dei vitigni autoctoni.

Tra questi il Petit rouge è un vitigno a bacca rossa, di cui Anselmet produce una versione di assoluto interesse.
Giorgio Anselmet è un piccolo produttore con una produzione di circa 70.000 bottiglie annue.
Si trova a Villeneuve, a sud-ovest di Aosta e propone diversi prodotti con tirature spesso piccole e basate su vitigni autoctoni della zona.

Il suo Anselmet Torrette superiore utilizza un 80% di petit rouge oltre ad altri vitigni autoctoni come Fumin, Cornalin e Mayolet.
Viene affinato in barrique senza snaturarne l’innata grinta e agilità di beva, ma semmai aggiungendo una struttura e un corpo che ne permettono un consumo con piatti più strutturati.

Al naso si susseguono nuance vegetali e di fiori che ricordano la viola, mentre si approcciano con delicatezza le note di scatola di tabacco e cacao.

Interessante anche la bocca che si dimostra vellutata nei tannini, equilibrata nel complesso, fresca e sapida come si conviene ai vini valdostani.
Da provare e godere senza svenarsi con il portafoglio.


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