martedì 28 novembre 2017

I bianchi macerati parte II: la Ribolla gialla di Radikon



Confesso che la Ribolla Gialla di Stanko Radikon è uno dei vini più estremi che mi sia capitato di assaggiare.
Anche in una serata dove si ‘sfidavano’ tre grandi dell’enologia friulana (Radikon, Gravner, Podsevic), della coltivazione biodinamica e della macerazione sulle bucce, il suo Ribolla gialla è risultato il vino più estremo, quello che si è spinto ancora un po’ oltre i confini conosciuti dell’enologia.
La sua filosofia è ben conosciuta ed è il frutto di un percorso che chiamerei evolutivo-esplorativo, un approccio pragmatico fatto di continui correzioni di errori e nuove strade da esplorare, che portano alla Ribolla Gialla annata 2008 così come l’ho assaggiata.
In mezzo ci stanno la coltivazione in regime biodinamico della vigna, in cantina l’utilizzo dell’acciaio, la barrique, la botte grande, i tini tronco-conici, i lieviti indigeni, la lunga macerazione sulle bucce, l’assenza di controllo sulla temperatura, la mancata filtrazione e per finire la coraggiosa rinuncia alla solforosa.
Per i vini biodinamici in generale, dalle prime sperimentazioni ad oggi, si è nel frattempo risolto il dilemma delle ‘puzzette’, che alcuni scambiavano simpaticamente per tipicità dell’agricoltura biodinamica applicata alla vite, mentre trattasi semplicemente di un difetto del vino.
Sta di fatto che per poter correttamente approcciare e apprezzare i vini dalla filosofia produttiva più estrema come quelli di Radikon, occorre una preparazione non comune.
I vini biodinamici estremi spiazzano talvolta i produttori, alcuni sommerlier, molti wine lover e la quasi totalità del mercato consumer, a cui comunque questa produzione non è diretta.
La Ribolla gialla di Radikon non può che parlare ad un pubblico di èlite, cosa tra l’altro giustificata da una produzione comunque contenuta.
Appena aperto e versato nel bicchiere si rimane subito affascinati dal colore marcatamente aranciato del vino, quasi fosse una pozione magica.
I profumi sono un variegato gioco di equilibri e squilibri olfattivi, dove a turno prevalgono intense note agrumate, anice, spezie dolci, profonde nuance minerali, c’era d’api e zafferano e, se devo proprio rilevare un difetto, una nota di citronella un po’ troppo pervasiva.
Ha una bocca da rosso, lievemente tannica e speziata, fresca e salina, rustica e raffinata insieme con un finale interminabile.

Se vi piacciono gli estremi vitivinicoli è assolutamente da provare.

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