domenica 9 ottobre 2016

L'Inferno Riserva Superiore di Rainoldi (annata 2010)



La Valtellina è da sempre una zona a grande vocazione viticola, dove cresce e prospera il difficile Nebbiolo, vitigno che fuori dal Piemonte riesce bene solo in questa valle, dalle pendenze spinte che fanno immediatamente richiamare il termine di viticoltura eroica di montagna.
Qui i muretti a secco perfettamente conservati e la lavorazione manuale della vigna sono realtà che non trovano vita solo a parole sui siti internet ma direttamente nelle vigne.

Il microclima del tutto particolare, l'esposizione obbligata a sud di tutti i vigneti, le forti pendenze, l'insolazione, unitamente ad un terroir unico con i suoi terreni leggeri, poco profondi e poco umidi e ad una età media particolarmente elevata dei vigneti, tutto questo concorre alla nascita di un vino nel cui potenziale avevano già creduto i monaci benedettini nel dodicesimo secolo, per poi proseguire nei secoli successivi anche grazie alla caparbietà di generazioni di contadini prima e contadini-imprenditori poi.

La storia di Rainoldi è comune a moltissime altre realtà viticole italiane e vale la pena di essere velocemente raccontata.
L'azienda nasce con Aldo Rainoldi nel 1925, quando a Chiuro viene costruito l'edificio che ancora oggi ospita la sede della casa vinicola.
Il padre Giuseppe è un commerciante di granaglie, che da qualche hanno aveva deciso di diversificare con la commercializzazione anche di vino sfuso in Lombardia e in Svizzera.
Pian piano alla vendita del classico vino sfuso, si affianca la produzione e commercializzazione di vino in bottiglia, prima per pochi privilegiati intenditori, poi per un pubblico sempre più variegato e attento.

All'inizio degli anni sessanta prende le redini dell'azienda il figlio Peppino che incomincia una spinta decisa verso il mercato estero, arrivando ad esportare in Europa, Stati Uniti, Canada e Giappone e contemporaneamente intuisce che il consumatore è sempre più attento al prodotto, tanto da rendere necessario un ampliamento della gamma dei prodotti per soddisfare una domanda sempre più diversificata e internazionale.

Negli anni novanta è la volta di Aldo, nipote di Peppino, che dopo la laurea in Enologia e l'esperienza in altre aziende vinicole, prende le redini dell'azienda nel segno della continuità aziendale.
Sono anni in cui Rainoldi spinge in maniera maniacale sulla qualità del prodotto che passa necessariamente dalla selezione dell'uva da portare in cantina, dalle sempre maggiori attenzioni dedicate al vino in cantina, il tutto cercando di mantenere un modo di fare il vino che si avvicina alla tradizione del fare vino in Valtellina, con un occhio attento al concetto di sostenibilità.

E' una dolce sera di fine estate quando sul terrazzo di casa di Chef Fabrice assaggiamo, con il solito gruppetto di astemi, questo Inferno Valtellina superiore di Rainoldi.
L'Inferno è la più piccola, calda e rocciosa delle sottozone del Valtellina Superiore; tra i comuni di Poggiridenti e Tresivio, ad una altitudine di 350-500 mslm, su terreno sabbioso-limoso poco profondo, viene raccolto il Nebbiolo nella seconda decade di ottobre (quindi praticamente nello stesso periodo in cui sto scrivendo il post).
L'uva in cantina subisce una lenta macerazione sulle bucce a temperatura controllata, per poi passare nelle vasche di acciaio dove entro la primavera completa la malolattica.
Terminato il periodo di fermentazione il vino affina per 20 mesi in botti di rovere di Slavonia, prima dell'imbottigliamento e successivo affinamento per altri 9 mesi.

L'analisi olfattiva rivela un frutto pieno e maturo, succoso e quasi da masticare, un leggero sentore di tabacco, bastoncino di liquirizia, pepe nero, un inizio di terziarizzazione con la presenza del cuoio e poi ancora eucalipto e fiori secchi nel più classico del bouquet che caratterizza un Valtellina superiore.
A livello gustativo questo è il classico vino che se bevuto giovane può risultare scontroso e introverso; invece l'annata 2010 devo dire che possiede già un invidiabile equilibrio, i tannini si adagiano su un tessuto piacevolmente setoso, l'alcol risulta invitante ed elegante, mentre su tutto rimane una spiccata nota fresca che fa pensare ad una vita che può essere molto longeva.
In bocca ha dato grandi soddisfazioni, abbinando una classica corposità ad una inaspettata leggerezza gusto-olfattiva che lo rendono ideale accompagnamento di una infinità di piatti della tradizione valtellinese e non solo.
Ottimo prodotto e azienda serissima.






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