domenica 16 ottobre 2016

L'Austria del promettente Blaufrankisch


Anche se la maggior parte dei vini che trovate su questo blog sono italiani, appena posso amo assaggiare anche vini di altre nazioni più o meno famose produttori in campo vitivinicolo.
Il caso dell'Austria è emblematico.
Una nazione che non esporta tantissimo vino, ma che nel giro di un decennio è passata da una produzione improntata alla generosa quantità ad una ricerca del miglioramento qualitativo, e che nei vini bianchi ha delle potenzialità tutt'altro che scontate.
Anche in Austria non mancano i vitigni internazionali ma sono i vitigni autoctoni a raggiungere i livelli più alti, come ad esempio i vini a base di Riesling e di Gruner Veltliner.
Pur non avendo l'estrema varietà climatica dell'Italia, con un clima prevalentemente freddo e continentale, occorre sottolineare che le regioni più meridionali godono di un clima più favorevole, mentre il Danubio e il lago Neusiedl svolgono la consueta azione mitigatrice della maggior parte degli specchi d'acqua lontano dal mare.
Tra i vitigni a bacca rossa lo Zweigelt è quello più coltivato, ma è anche il più semplice e beverino mentre il Blaufrankisch, coltivato soprattutto nella zona del lago Neusiedl ha molte potenzialità di miglioramento qualitativo grazie alla sua spiccata acidità e ad una struttura non comune ai vini di queste latitudini.

Verso la fine dell'estate, una terrazza in centro a Monza che da su un cortile, una calma surreale tanto che sembra quasi di stare in Brianza piuttosto che nella terza città della Lombardia per numero di abitanti, una tavola con candele e al centro (tra le altre) due bottiglie di Blaufrankisch, vitigno che vedo per la prima volta.
L'annata 2006 mi fa subito storcere un po' il naso: ma saranno ancora in buono stato?
Gli amici però mi assicurano che questo vino ha una vita molto lunga ed piuttosto anomalo rispetto alla maggior parte dei vini austriaci semplici e beverini.

Apriamo prima il Marienthal di Haus Marienberg.


Rosso rubino impenetrabile nel bicchiere, si accende di note piuttosto marmellatose al naso, frutta cotta nera e rossa, prugna secca a cui si alternano sentori minerali e leggermente speziati.
Al palato l'ingresso è caldo e generoso, ma manca o si è affievolita quella nota acida in grado di sostenere ancora il vino, che dopo qualche sorso pieno e opulento tende a stancare.
In una degustazione alla cieca tutto avrei detto tranne che fosse un vino austriaco.


Per secondo stappiano il Tesch, dove già dai profumi ritroviamo un vino completamente diverso da quello precedentemente assasggiato.
Il bouquet è decisamente più orientato verso i frutti di bosco, le susine rosse, il pepe nero, con una insistente nota di pietra bagnata, indice una discreta mineralità.
Ma è in bocca che offre il meglio, con un attacco piacevole e ben centrato sul palato, fresco e piacevolmente strutturato, equilibrato nelle sue componenti dure e morbide, con un alcol elegante nonostante i sui 14,5%.
Tannino piacevolmente vellutato anche se ancora ben presente e un finale sorprendentemente lungo concludono l'analisi gusto olfattiva.
Questo è un vino che mi ha sinceramente incuriosito e che ha indubbiamente delle notevoli potenzialità di crescita in futuro, in grado di farsi bere da giovane ma ancora meglio se lo si dimentica per qualche anno in cantina.




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