venerdì 14 ottobre 2016

Breganze Doc al Westin Palace di Milano




Undici produttori di Breganze Doc, che producono dai classici tagli bordolesi, al raffinato Torcolato, e ancora Vespaiolo in varie forme e declinazioni, si sono presentati un freddo pomeriggio di ottobre al Westin Palace di Milano per presentare le loro eccellenze.
All'evento non poteva mancare Baccanera, che visto che era (quasi) di passaggio, ha ben deciso di fermarsi ad assaggiare dei prodotti che, anche se non possiamo definire di nicchia, certo non sono neanche poi così facili da ritrovare anche in una piazza importante come Milano.
La Doc nata nel 1969 in provincia di Vicenza comprende i comuni di Breganze, Fara Vicentino e Molvena, più una parte di altri comuni limitrofi tra cui il più famoso è Bassano del Grappa.

In questa zona molti viticoltori si sono concentrati sugli immancabili vitigni internazionali, raggiungendo delle buone performance con l'utilizzo della botte soprattutto per Cabernet e Merlot.
Accanto a questa produzione alloctona molto diffusa, si è sviluppata anche una produzione di Vespaiolo e Torcolato utilizzando il vitigno autoctono Vespaiola.
Il Vespaiolo è considerato dagli stessi veneti un buon vino da tavola, che grazie alla sua spiccata freschezza ben si abbina con preparazioni a base di uova e pesce; ma c'è anche chi crede che questo vino bianco possa aspirare a ben altre vette, fino ad ottenere un prodotto più strutturato e longevo grazie ad un importante affinamento in bottiglia e una buona selezione in vigna.

Il Torcolato invece è una nicchia che ha saputo trovare una propria precisa collocazione tra i vini passiti italiani, grazie ad un particolare approccio olfattivo che si traduce in fiori d'arancio, agrumi e miele di acacia che praticamente tutti i Torcolato (o almeno quelli da me assaggiati) possiedono in maniera più o meno distintiva, oltre ad altri profumi più tipici dei passiti del sud come albicocca secca, mallo di noce, datteri, fichi maturi, che si possono ritrovare anche nel Torcolato, ma in un tono più sfumato.

Vediamo ora una veloce carrellata degli assaggi che più mi sono piaciuti, in ordine assolutamente sparso.

Azienda agricola Ca' Biasi


Ho assaggiato il loro Torcolato annata 2012 e c'è da rimanerne impressionati.
A parte il colore che è comune a tutti i Torcolato, giallo ambrato con riflessi oro antico, il corredo olfattivo è ricco e variegato a partire dalla frutta candita, gli agrumi, il miele di acacia, la cannella, e tanto altro ancora.
Al palato la dolcezza naturale si fonde in un matrimonio perfetto con la freschezza della Vespaiola, con un bilanciatura perfetta tra struttura ed equilibrio.

Col Dovigo


Tra i vini di Col Dovigo mi ha colpito il Suam, un rosso dalla sorprendente personalità, frutto di una bassa resa (60 ql/ha) e una produzione di poche bottiglie, tanto che si può quasi parlare di produzione artigianale, ma senza lasciare nulla al caso.
Nasce da uve passite di Merlot e una selezione di Cabernet sauvignon, con affinamento in botte per 2 anni.
Pieno e vellutato, equilibrato ed elegante, è un vino davvero ben curato e ben fatto, attenzioni che si trasmettono in bottiglia e il risultato è di sicuro valore.

Io Mazzucato

Buoni sia il Vespaiolo, dalla intensa presa acida che si riverbera sul palato, fino ai profumi di agrumi e mallo di noce.
Se non lo si conosce si può pensare quasi ad un vino squilibrato verso le durezze, invece lo si può pienamente apprezzare con preparazioni a base di pesci grassi e di uova.
Ottimo anche un Torcolato molto classico, tra cui spiccano le note di miele di castagno, albicocca e fichi secchi, mentre in bocca lascia appositamente spazio alle note dolci anche se non manca l'apporto di freschezza dell'intraprendente Vespaiola.


Contra Soarda

Un produttore quasi visionario, che crede nelle potenzialità della Vespaiola, fino a farla affinare in bottiglia per 3 lunghi anni !!!
Un produttore biologico le cui vigne sono piantate su un terreno di origine vulcanica ricco di minerali.
Serve altro per completare il quadro?
Basse rese, tanta selezione e un apporto minimo di solfiti e appunto tanto tanto affinamento, perchè il Vespaiolo va aspettato.
Il Vignasilan ha stoffa raffinata, con quell'acidita leggermente smorzata rispetto alla maggior parte delle versioni 'pronte', una struttura solida che lo porta ad abbinamenti solo apparentemente azzardati con le carni rosse.
Assolutamente da provare, così come una versione completamente naturale, senza aggiunta di solfiti, senza controllo della temperatura, non filtrato e con fermentazione spontanea.
Qui si varca il cancello del vini che o ti piacciono o non li sopporti.
Si parte con il classico principio di ossidazione tipico dei vini bianchi naturali, reso ancora più particolare dalla macerazione sulle bucce. Le note più evidenti sono l'uva passa, l'erba medica, l'anice, mentre in bocca si dipana sui toni muscolari di una piacevole spinta tannica e finale davvero lunghissimo.
Di sicuro un vino che non passa inosservato.


Vitacchio Emilio


Un'azienda di una volta, un produttore genuino, tradizionale e con una amore senza confini per il lavoro in vigna.
Eccezionale il Torcolato che ha preso il 4 viti Ais, ma qui preferisco citare i vini rossi Refosco e Cabernet Sauvignon, il primo più vino da tavola, il secondo naturalmente raffinato ma sempre di grande bevibilità e semplicità.

Vigneto due Santi


Non poteva mancare la pecora nera del gruppo, che in questo caso si materializza nel banco degustazione di Stefano Zonta che presenta solo rossi, in un mare di Vespaiolo e di Torcolato ....
Molto interessante il loro Cabernet, ben fatto, strutturato ma non pesante, dai tannini piacevolmente setosi, profumi eleganti che virano dalla nota vegetale al pepe, delicati profumi di ribes, minerali di selce.
Nel complesso un vino piacevole e ben fatto.










  

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