mercoledì 10 maggio 2017

L'Amarone al bivio tra prezzo e qualità


L'Amarone assaggiato una sera di pioggia dal solito gruppo degli astemi, ho come qualche sospetto che rientri appieno nella disputa dei prezzi che contrappone ormai da diversi anni i produttori di questo vino, nella cui storia recente è stato in grado di diventare uno dei vini più richiesti dal mercato, soprattutto estero.

A questa richiesta la maggior parte dei produttori hanno reagito aumentando notevolmente la quantità prodotta, tanto che si è arrivati agli attuali 15 milioni di bottiglie.
La disputa sul prezzo al ribasso è banale, ma riesce sempre a dividere i wine lover tra chi approva perché pensa che un vino venduto a 30 euro sia comunque una fregatura e che il produttore o in generale la filiera ci sta marginando ai danni del povero consumatore, e chi invece vede con naturale sospetto vini come Barolo, Brunello e Amarone per citare i più famosi e costosi vini italiani nell'immaginario collettivo, venduti a 12 euro nella grande distribuzione.
Senza pretendere di giudicare dobbiamo tenere presente che ci sono diversi fattori che contribuiscono alla qualità del prodotto finale.
Vigne vecchie o vigne nuove.
Le prime producono quantità di molto inferiori rispetto alle vigne recenti, la cui vigoria raggiunge il suo apice intorno al ventesimo anno.
Le vigne vecchie si 'concentrano' nella produzione di pochi grappoli e la loro qualità non ha paragoni.
Potatura corta o lunga
La potatura corta permette alla vite di concentrarsi su pochi grappoli, un po' come le vigne vecchie, ma se un produttore predilige la quantità alla qualità dovrà necessariamente effettuare potature lunghe; la pianta si sovraccaricherà di molti grappoli disperdendo le sostanze aromatiche tra molti acini.
Vendemmia
L'uva va raccolta e selezionata a mano e i grappoli difettosi o che non hanno raggiunto la maturazione devono essere scartati.
Un produttore può invece scegliere di non scartare nulla e vinificare tutto quanto arriva dalla vigna.
Raccolta al giusto grado di maturazione dell'uva e appassimento del grappolo in cassette 
Per l'Amarone e fondamentale raccogliere l'uva al giusto grado di maturazione fenolica. Uva che poi dovrà sostare per tutto l'inverno in magazzini continuamente areati (fruttai) in cassette di plastica forate.
In quel mentre l'acino perde in media il 40% di acqua e concentra gli zuccheri.
E' chiaro che chi ha fretta di vinificare aspetta giusto il 1 dicembre (obbligato dal discliplinare) e poi vinifica ..... e il risultato non è lo stesso.
La selezione degli acini che andranno poi vinificati deve essere fatta a mano e il controllo degli acini durante l'inverno per evitare la generazione di muffe è pure una attività interamente manuale.
Infine le uve 'dovrebbero' arrivare tutte dalla zona denominata con la Docg.
Altri fattori contribuiscono a fare la differenza tra un Amarone e un altro.
Ci sono territori vocati e altri un po' meno, la densità di impianto che per l'Amarone non può essere inferiore ai 3300 ceppi per ettaro, oltre il quale ogni produttore è libero di fare come vuole.
L'invecchiamento 'minimo' da disciplinare è di due anni, poi da qui chi ha fretta imbottiglia ......

Insomma ecco spiegato come mai possiamo trovare sul mercato un Amarone da 12 euro come uno da 50 euro, poi ognuno sceglie come vuole e in base alla propria sensibilità.

Il vino che mi ha ispirato questo post è stato l'Amarone della Valpolicella di Cantina di Soave.
Un Amarone anomalo nei profumi, tanto che la nota di peperone verde risulta addirittura predominante.
Rimangono quasi in retroguardia delicate note erbacee e speziate e un bouquet pieno di amarena sotto spirito.
Il palato si dipana tra una piacevole bevibilità, buona acidità, medio corpo e buona lunghezza, con tannini addomesticati.
A mio parere è una giusta via di mezzo che può accontentare sia chi vuole bere un Amarone senza svenarsi, sia chi è abituato a bevute di pregio che può apprezzare anche prodotti meno ricercati ma onesti.







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