giovedì 11 maggio 2017

Il Chaos in una bottiglia by Fattoria Le Terrazze



Ho conosciuto Antonio Terni, il proprietario della Fattoria Le Terrazze, ad un Vinitaly di qualche anno fa.

Sedeva quasi indifferente, lamentandosi che la temperatura di servizio non era adeguata; non sembrava assolutamente interessato a convincerti a comprare i suoi vini.
Sempre semi stravaccato sulla sedia, ci ha servito un paio di rossi di carattere mentre i miei due amici sommelier di Latina lodavano i suoi vini come i migliori delle Marche.
Mi ricordo di averli trovati pieni, materici, essenziali, vini che rispecchiano fedelmente un territorio fortunato e quasi unico nel suo genere.

Infatti l’influenza del suolo con le sue componenti calcareo-argillose e calcareo-sabbiose e la vicinanza al mare con le sue brezze continue, che consentono all’acino di rimanere sempre asciutto prevenendo quindi la formazione di muffe, rendono il Conero e i suoi declivi nell’intorno un luogo suggestivo oltre che ideale per la coltivazione della vite in particolare a bacca rossa.

Il Conero è il punto di congiunzione tra Sangiovese e Montepulciano, quasi uno spartiacque invisibile sulla costa Adriatica. Poco sopra regna incontrastato il Sangiovese, poco sotto inizia a farsi sentire l’influenza del Montepulciano, che pian piano che si scende verso sud diventa predominante.

A dire la verità Fattoria Le Terrazze per i suoi vini usa come prodotto di base il Montepulciano, che poi si diverte ad ammorbidire in un sapiente blend con vini più morbidi come il Syrah e il Merlot.
Composizione replicata anche per il Chaos, un vino che in comune con il nome ha il pregio di rompere gli schemi, la volontà di elevarsi dall’indistinto e nutrito gruppo di vini che rientrano nella media di quelli che ogni consumatore medio è abituato a bere nella sua vita.
A mio avviso l’elemento distintivo oltre ad una materia prima eccellente, è l’utilizzo sapiente del legno di rovere francese per un periodo che va dai 18 ai 24 mesi.
E se è vero, come mi citava Trappolini, che ormai la maggior parte dei produttori ha preso ‘la mano’ con il legno e capisce che non bisogna abusarne, è pur sempre vero che non tutti ancora lo sanno utilizzare alla perfezione.

Venendo quindi alla degustazione, al naso risulta complesso, potente ed elegante, giocato sui toni generosi di frutta surmatura (mora e amarena), a cui si contrappongono note di cuoio e macchia mediterranea, per terminare su un inizio di note terziarie di cuoio e caffè.
Già ottimo nella fase olfattiva, si supera in quella gustativa, con un sorso pieno, rotondo, scattante e minerale, dall’importante apporto sapido-marino, mentre sul finale tornano le note erbacee e mediterranee ritrovate al naso, su un finale è di giusta lunghezza.

Nel complesso possiamo considerarlo un vino che riesce a stento a controllare una innata esuberanza, un caos tenuto sapientemente sotto controllo da mani esperte.


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