venerdì 14 aprile 2017

Il Vinitaly 2017 di Baccanera. Parte I - I bianchi


Anche quest'anno sono stato al Vinitaly e devo dire che, con la dovuta preparazione e ricerca effettuata per tempo dei produttori e dei vini che si intende bere, rimane una manifestazione caotica ma tutto sommato ancora molto invitante.
In questa edizione 2017, più che concentrarmi sulle regioni mi sono selezionato attentamente i vini che volevo assaggiare e mi devo auto complimentare per aver saputo districare il mio bravo gruppo di astemi tra le numerose offerte a disposizione.
L'errore più comune è infatti quello di arrivare da un produttore e assaggiare praticamente tutto quello che ti propone, perché anche se famoso o comunque di buon livello (.....l'ho trovato sulla guida e gli danno un bel punteggio....), il tuo Vinitaly finisce dopo aver visitato tre o al massimo quattro produttori, anche perché spesso ti propinano diversi tipi di bianco, di rosso, il passito (e magari pure le grappe) .....
Come tutti gli anni ho cercato di evitare i produttori da me già conosciuti, i più famosi e soprattutto le regioni Piemonte e Toscana che di solito assaggio durante l'anno.

Ecco quindi un sintetico elenco degli assaggi che più mi hanno impressionato !!!

Perticaia


Si trova a Montefalco ed è conosciuta soprattutto per il Sagrantino dall'ottimo rapporto qualità-prezzo, ma noi al Vinitaly abbiamo scelto di assaggiare il suo Trebbiano Spoletino e il Grechetto, vino di cui di recente ho fatto diversi assaggi.
Il Trebbiano di Perticaia ha profumi particolarmente generosi e intensi, che spaziano dalla pesca agli agrumi, per poi spingersi verso le erbe aromatiche e concludere con un elegante accenno all'anice.
Per ultimo escono i fiori di acacia e di ginestra.
La bocca è fresca, agrumata, con buona incidenza fresca, sapidità sugli scudi e buona persistenza.

Sul Grechetto invece i pareri erano contrastanti. Personalmente l'ho trovato buono ma senza che si discosti significativamente da altri che avevo provato in precedenza.
Tipico, elegante e con un piacevole retrogusto amarognolo sul finale.

Falkenstein

Stand piccolissimo e condiviso con un altro produttore (ma la fila era tutta dalla parte di Falkenstein).
Dopo una lunga attesa abbiamo assaggiato il loro Sauvignon e devo dire che ne è valsa la pena aspettare.
Introduzione olfattiva elegante e ben definita, con sentori di biancospino e pietra focaia, senza tralasciare la classica nota di pipi di gatto.
Ancora meglio in bocca, con grande verticalità, componente sapida decisa, buona concentrazione e alcol evidente ma elegante.

Abbazia di Novacella

Conosciutissimo produttore altoatesino che riesce ogni anno a tenere un altissimo il livello produttivo e al contempo una base prezzo quasi coraggiosa.
Il Sylvaner si districa elegantemente tra note di erba falciata, menta, agrumi delicati come il mandarino e il pompelmo e finale con note iodate.
Il palato è agile, con spalla acida invitante e concreta, in equilibrio perfetto con le note sapide e la tensione gustativa invitante.
Considerando anche il prezzo è stato uno dei migliori assaggi del Vinitaly.

Assaggiato anche il Gewurztraminer, ma qui vale lo stesso discorso di Perticaia.
Ottimo vino, con intense note di sambuco e frutta esotica, bocca piena e finale persistente, ma che non si eleva in maniera significativa da altri bravi produttori della zona.

Trappolini

Produttore laziale, per la precisione di Castiglione in Teverina in provincia di Viterbo, molto in ascesa negli ultimi tempi.
Innanzitutto è sempre un piacere poter conversare con un produttore disponibile, che ci ha intrattenuto con pazienza e cortesia e che ha saputo trasmetterci la passione con la quale svolge il suo lavoro.
Due i vini assaggiati entrambi Grechetto. La versione entry level è già un prodotto che merita una seria attenzione, ma quando poi si assaggia il Brecceto, si capisce la differenza tra un buon vino e uno di qualità superiore.

Il Brecceto ha una impronta decisamente unica e non esagero se vi dico che è il miglior Grechetto (con un saldo di Chardonnay) che abbia assaggiato.
L'attacco è pieno e intrigante, con accenni di zafferano e iodio, poi ancora pesca gialla e confettura di albicocca, lievi accenni aromatici e agrumati, mentre sul finale termina su accenni lievemente speziati.
Bocca intensa, tesa, piena, dall'ottimo equilibrio tra presenza lievemente dolce e sapida, con acidità decisa e finale chilometrico.
Ottima corrispondenza con il naso, questo vino fa tanta tanta tanta selezione e si sente.
Ovviamente contribuiscono al tutto i terreni di origine vulcanica della zona, ma su tutto prevale l'ottimo lavoro del produttore.
Compliementi Roberto.

Fattoria Zerbina

E' un riferimento assoluto per i Colli Romagnoli e propongono vini moderni, ma con un carattere preciso e distintivo.
Li avevo già incontrati ad una manifestazione meno caotica come Bottiglie aperte e avevo avuto modo di parlare e di soffermarmi a lungo sui loro prodotti.
Ma in quell'occasione non avevo assaggiato il Tergeno, un Albano di Romagna attaccato da muffa nobile.
Il produttore gentilissimo e paziente ci ha fatto assaggiare sia la versione 2016 sia una strepitosa annata 2004 per farci capire l'evoluzione davvero sorprendente del vino.

Il Tergeno 2016 ha grande esuberanza aromatica, abbinata a profumi intensi, profondi e caldi di frutta gialla matura, scorza di agrumi canditi, spezie dolci, con un passaggio minerale non trascurabile.
In bocca si esalta su note piene e il tratto succoso, sostenuto da buona freschezza, una lunga scia aromatica che allunga la percezione del sorso che si fa esuberante e complesso.
Sorprendente lunghezza finale.
Il 2004 è esattamente come il 2016 ma figuratevi che ci aggiunge la maturità e la complessità del riposo in bottiglia.
Praticamente non ha prezzo.

Assaggiati anche il loro Scaccomatto e l'AR, dove a mio personalissimo avviso prevale lievemente la nota dolce sulla spalla acida, sapida e minerale comunque ben presente.
Fattoria Zerbina si conferma un produttore di altissimo livello.
























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