lunedì 16 novembre 2015

Scontro tra titani: il Barolo dei Fratelli Alessandria incontra il Brunello di Montalcino di Ciacci Piccolomini

Barolo dei Fratelli Alessandria

E' una sera di nebbia, che scende piano e che avvolge le cime dei palazzi, con le foglie gialle e rosse che si spargono sui marciapiedi e sulle aiuole, con una leggera e umida brezza che ti spinge ad affrettare il passo .... o forse sarà che sono semplicemente in ritardo, come sempre !!!
Penso alla serata che mi aspetta a casa dell'amico Camillo e anche se mi rendo perfettamente conto che è sbagliato, so che finirò-finiremo per confrontare due tipologie di vino tra le più importanti, prestigiose e famose d'Italia come Barolo e Brunello di Montalcino.



Alla serata alcolica partecipano dei sommelier come me, amici dai tempi del corso Ais, più un paio di appassionati, che il titolo di sommelier se lo sono conquistato non sui libri ma sul 'campo', spinti dalla passione per il vino, capaci di confrontare e confrontarsi con la curiosità tipica di chi il vino lo ama e lo sa capire, andando oltre le attese.

Come immaginavo sono l'ultimo ad arrivare ed i convenevoli sono giustamente frettolosi, i vini sono stati stappati già da un paio d'ore e siamo tutti pronti per una degustazione di ottimo livello.
Dopo un veloce consulto decidiamo di partire dal Barolo dei Fratelli Alessandria, annata 2011, quindi il rischio è di trovarsi a bere un Barolo giovane, ancora non sufficientemente equilibrato e affinato in bottiglia.

L'azienda di Alessandro e Gian Battista Alessandria si è conquistata meritatamente uno spazio di prim'ordine all'interno del complesso, affollato e competitivo territorio delle Langhe, con lo stile classico dei suoi vini, le vigne posizionate principalmente a Verduno e a Monforte d'Alba, quindi fuori dal triangolo magico Castiglione Falletto, La Morra, Serralunga d'Alba e tuttavia territorio capace di produrre grandi Barolo, dal tratto fine, delicato e complesso allo stesso tempo.
Il loro Barolo annata 2011, possiamo considerarlo quasi il loro entry level nella tipologia Barolo, visto che l'azienda produce anche altri tre cru tra cui il Gramolere, il San Lorenzo e il Monvigliero.

Un Barolo quasi celebrale, didattico, dallo stile classico ed energico, bilanciato e dall'equilibrio già ben presente nonostante l'annata recente, bottiglia che ha fatto tra l'altro 34 mesi in botti di rovere francese (40 ettolitri) e 6-8 mesi di affinamento in bottiglia.
Granato vivo, accenni balsamici e di erbe aromatiche, sentori di tabacco con una venatura di affumicato, cassis e confettura di prugna, lieve accenno di vaniglia e spezie .... ma quello che più colpisce è la capacità di evolvere e cambiare a ogni nuovo assaggio.
Al palato si esprime su un sorso agile, con tannini presenti ma ben dosati, struttura e corpo teso, trama fitta e di ottima persistenza.
Nel complesso ha soddisfatto pienamente e all'unanimità, per il suo equilibrio e semplicità all'interno di un tratto distintivo capace di evolvere e sorprendere.

Brunello di Montalcino di Ciacci Piccolomini d'Aragona

Passiamo quindi al Brunello di Montalcino, annata 2010, di Ciacci Piccolomini d'Aragona, azienda vitivinicola di Montalcino, con vigne esposte a sud-ovest su terreno sassoso di medio impasto e galestro, ad una altitudine tra i 240 e i 360 mslm.
Ciacci Piccolomini produce dei Brunello dallo stile classico, potente e estroverso, capaci di aspettare la giusta maturazione fenolica delle uve in pianta e senza l'ansia del prodotto che deve piacere ad ogni costo o che cambia con le mode.
Il Brunello di Ciacci Piccolomini ha fatto vinificazione e affinamento in acciaio inox e vasche di cemento, per poi invecchiare in botti di rovere di Slavonia di media grandezza (da 20 a 85 hl) per 3 anni circa, seguito da un breve affinamento in bottiglia.
Si propone un interessante bouquet di spezie dolci, macchia mediterranea, note boisè e tabacco, anice e leggermente balsamico, note fruttate di ciliegia, possiede nel complesso un olfatto pulito e nitido oltre che fine e complesso.
Sul palato lavorano con grande eleganza dei tannini vellutati, mentre il sorso è di taglio morbido, diretto, immediato, ben centrato sul palato, con un retrogusto leggermente amaricante.
Il finale è di media lunghezza e di buona sapidità.

Infine per gioco ci siamo messi a dare i voti e ne è uscito un punteggio medio di 90 per il Brunello e di 92 per il Barolo.
Entrambi i vini possono essere considerati prodotti di medio livello nella loro categoria, con un rapporto qualità-prezzo particolarmente vantaggioso; un prezzo giusto che sa valorizzare due vini che si devono attendere e che richiedono molte cure, il cui valore non è determinato dal marketing ma da una giusta valutazione di qualità e mercato.


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