giovedì 5 novembre 2015

Rizzi e la voglia di Metodo Classico in Piemonte

Extra Brut di Rizzi

Che il metodo classico non fosse più solo un'esclusiva di Franciacorta, Trentodoc e Oltrepò Pavese credo se ne siano accorti un po' tutti.
Infatti un po' per sfizio, un po' per sfida e sicuramente anche per completare la gamma dei prodotti delle aziende, in molti si sono cimentati con alterne fortune, nella non facile produzione di metodo classico, anche al di fuori dei territori 'eletti'.
In Piemonte, terra per eccellenza del Nebbiolo e più in generale di vini rossi strutturati e longevi, da tempo si sono messi in testa di produrre bollicine; poi come sempre e visto che sono abituati a fare le cose bene con l'aiuto di un terroir particolarmente vocato, hanno iniziato a fare sul serio e a produrre bocce di alto livello.



Oggi voglio parlarvi dell'Extra brut metodo classico dell'Azienda Vitivinicola Rizzi, con soli 2 grammi litro di residuo zuccherino (quasi un pas dosè), un primo affinamento in acciaio per 9 mesi, poi dopo la presa di spuma, un secondo affinamento sui lieviti per 36 mesi.
Le varietà utilizzate sono un insolito blend di Chardonnay, Pinot nero e .... Nebbiolo, direi irrinunciabile per un famoso produttore di Barbaresco come Rizzi.
Tutte le uve, vale la pena di sottolinearlo, sono di proprietà e vengono raccolte nel comune di Treiso, a circa 240-300 mslm, su terreno marnoso-argilloso e calcareo, con esposizione Nord (visto che il versante delle colline con esposizione a sud è lasciato per il Nebbiolo).

Nel bicchiere è brillante, giallo paglierino con riflessi dorati, mentre le bollicine sono fini, abbastanza numerose e persistenti.
Possiede una discreta complessità olfattiva, un naso ricco, fragrante di lievito, minerale, intensamente fruttato, dove spiccano l'albicocca disidratata e l'arancio.
In bocca è elegante e mai ruffiano, di buon impatto complessivo con le bollicine fini percepibili sul palato, di buona sapidità, sorso pieno e godibile ma senza esitazioni o concessioni alla ricerca della piacevolezza.
Bella prova di tecnica e passione combinata ad un terroir di grande spessore, ne fanno un vino che risulta quasi sprecato nella fase dell'aperitivo e che vale la pena di provare su secondi piatti a base di pesce o carne bianca anche mediamente strutturati.


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