lunedì 28 settembre 2015

Dalla Toscana alla Sicilia con i vini di Domini di Castellare.


La passione per il vino di Paolo Panerai, giornalista ed editore italiano, è sfociata nel 1978 con l'acquisto di Castellare di Castellina a Castellina in Chianti, dove ha saputo creare una squadra giovane in grado di perseguire traguardi ambiziosi.
I Sodi di San Nicolò sono sempre al top nelle principali guide enologiche, ma è l'intera produzione ad essere in grado di soddisfare dal semplice appassionato all'esperto del settore, riuscendo nell'ardua impresa di mettere tutti d'accordo sulla beva semplice ma al contempo suadente dei suoi vini.
Merito sicuramente della scelta azzeccata del terroir, ma anche la rigorosa selezione delle viti fatta negli anni '70 che ha permesso l'introduzione del miglior clone di sangioveto e della malvasia nera in vigna.

Chianti di Castellare

Il Chianti Classico annata 2013 è un capolavoro di equilibrio all'olfatto tra le intense note di viola, la frutta rossa in particolare ciliegia matura, fino al cuoio e a generose note di sottobosco.
Caldo e intenso anche al palato, ha tannini levigati ma ben presenti ed esprime in generale un equilibrio tra le componenti dure e quelle morbide del vino che si ripete praticamente in ogni annata prodotta.

Maremma Toscana Le Sughere di Frassinello

Per diversi anni Paolo Panerai e il suo staff si è coccolato i suoi successi nell'ambito viticolo, poi ha deciso di nuovo di investire sempre in Toscana nella Rocca di Frassinello, in piena Maremma toscana e più precisamente a Gavorrano tra Bolgheri e Scansano.
Investimento che ha deciso di fare con i francesi di Domains Barons de Rothshild-Lafite, che nel 1999 hanno subito creduto nella potenzialità del territorio e nella possibilità di utilizzare in questa bellissima parte di Toscana sia nel Sangioveto sia nei classici tagli bordolesi, quindi Cabernet franc e sauvignon, Merlot e Petit Verdot.
Sempre sotto la conduzione enologica e agronomica di Alessandro Cellai sono nati diversi buoni vini, tra cui il Maremma Toscana Rosso Le Sughere di Frassinello che ho assaggiato nell'annata 2012, blend di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon.
Qui l'irruenza del Sangiovese si scontra con la dolcezza del Merlot e l'eleganza del Cabernet Sauvignon, poi un anno di barrique ben dosate consentono di trovarsi di fronte ad un bicchiere dalle potenti nuance di frutti rossi e frutta rossa e nera matura, pepe nero e una piacevole nota balsamica.
Il palato è giustamente tannico e fresco, dosato dal legno mai esuberante e da un alcol ben presente, con buon finale in decisa progressione.
Ottimo vino, dalla personalità decisa e dai toni decisi che mi ha lasciato una buonissima impressione.

Pinot nero di Feudi del Pisciotto

La terza sfida enologica datata 2002 è stata quella di produrre vino a Niscemi, nella Sicilia nel Nero d'Avola.
Feudi del Pisciotto è posizionato 7 chilometri nell'entroterra con vigne ad una altitudine di 250 mslm e risente naturalmente dell'influenza del mare, che con le sue brezze mitiga il caldo tipico della Sicilia.
Può essere considerata quasi una tenuta sperimentale visto che si produce Gewurztraminer, Semillon, Pinot nero e naturalmente Nero d'Avola.
Incuriosito da questa particolarità ho assaggiato il loro Pinot nero chiamato L'Eterno.
Ed è incredibile constatare l'assoluta tenuta della tipicità olfattiva e gustativa di questo elegante vitigno che di solito troviamo molto più a nord.
Rubino con leggere trasparenze; ha un bouquet fitto e preciso di frutti di bosco, confettura di prugna e spezie, tabacco e note tostate, intensamente erbaceo.
In bocca si percepisce una struttura solida, decisa, con buon attacco sapido e fresco, che tende a sfumare quasi sull'etereo, tannini quasi timidi e chiusura lenta ma progressiva.
E' allo stesso tempo un Pinot con molti tratti comuni ai Pinot dell'Alto Adige ma con al contempo alcune particolarità sicuramente dovute a microclima e terreno del tutto singolari.

Tirsat di Gurra di Mare

L'ultima sfida si chiama Gurra di Mare, sempre in Sicilia ma a Porto Palo vicino a Menfi.
Una vigna che degrada verso la spiaggia e il mare, da dove si produce per ora un unico vino, il Tirsat un blend di Chardonnay e Voigner dal tratto sapido, opulento, oro giallo nel bicchiere, dalle note fruttate di albicocca e miele, compensate da una vena piacevolmente minerale e dalla tipica freschezza dello Chardonnay.
Niente male anche qui ma del resto nulla viene lasciato al caso, dalla scelta (talvolta singolare) dei vitigni e dei terreni, alla scelta attenta, oculata della barrique.
 

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