domenica 16 agosto 2015

Rosso Conero Doc (2012) - Piantate Lunghe

Rosso Conero di Piantate Lunghe

Quando viaggio per l'Italia, è per me normale cercare di bere i vini del territorio, anche perché spesso alcuni di questi vini e produttori sono poi difficilmente ritrovabili in altre regioni.
Nelle Marche i vitigni utilizzati sono spesso autoctoni, più raramente alloctoni, ma comunque è una regione in cui i vini riescono proprio bene. 
Come sempre ogni territorio ha le sue particolarità e io ho avuto modo di apprezzare in particolare i vini della zona intorno al monte Conero, che possiamo senza dubbio considerare come la più importante zona vitivinicola dell'intera regione e che contiene la zona di produzione del Verdicchio dei Castelli di Jesi o anche la zona del Rosso Conero, tanto per citarne alcune. 

Tra i miei girovagare sono capitato in una enoteca molto particolare, che vende vini (e non solo) esclusivamente del territorio e la cui selezione dei prodotti è davvero di grande livello.
All'enoteca Azzurra di Numana ho quindi acquistato (tra gli altri) un Rosso Conero, già citato dalla guida Berebene del Gambero Rosso, con una straordinario rapporto qualità-prezzo e con la particolarità del fatto di non essere neanche molto famoso, il che rende la cosa ancora più intrigante.
La versione 2012 è una conferma della qualità e del modo di lavorare di questa azienda, i cui vigneti sorgono all'interno del parco regionale del Monte Conero, a circa 350 mslm e a poca distanza dalla costa.

Un terroir dal potenziale elevatissimo a cui si aggiungono una attenta gestione della vigna, con i suoi cinquemila ceppi per ettaro, basse rese e pratiche di cantina poco invasive anche se ancorate all'enologia di tipo tradizionale, dove spicca la maturazione in cemento, materiale quasi ovunque sostituito dal più pratico acciaio.
Il vitigno utilizzato è interamente il Montepulciano, vitigno generoso e di grande spessore, molto coltivato su tutta la dorsale Adriatica proprio a partire dal Conero fino a tutto l'Abruzzo, dove si mischia spesso (ma non in questo caso) al Sangiovese.

Grande attenzione ai profumi che spaziano dal timo alla macchia mediterranea, mirtilli e viola, per poi virare deciso verso il pepe nero e fiori appassiti.
Al bouquet fresco, intrigante e dalla esplicita variabilità olfattiva fa seguito un palato deciso, vivo, di puro nerbo, con tannini decisi ma non invasivi in primo piano, poi in risalita una interessante vena fresca a dalla decisa salinità, controbilanciate dalla morbidezza di un alcol generoso, invitante ma tenuto adeguatamente a freno.
Dalla bocca si percepisce struttura, carattere da vendere e buona persistenza.

Assaggiando questo vino mi viene quasi naturale consigliare un abbinamento con il cinghiale, animale tornato tristemente famoso in questi ultimi giorni di cronache estive.


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