venerdì 28 agosto 2015

Chambave Muscat Vallée d'Aoste Doc (2013) - La Crotta di Vegneron

Chambave Muscat di La Crotta di Vegneron

La viticoltura in Valle d'Aosta è limitata alla valle solcata dalla Dora Baltea, con vigneti terrazzati scavati nelle montagne che dominano la valle.
Si tratta naturalmente di una viticoltura di montagna, dove la meccanizzazione è ridotta al mimino dalle forti pendenze, mentre fondamentale è il fattore umano.
Poi ci sono altri vantaggi legati alle eccezionali condizioni climatiche, come ad esempio la particolarità di scarse precipitazioni, unite ad una buona ventilazione e ad escursioni termine rilevanti con giornate estive calde e notti piuttosto fredde.



Tutte queste condizioni insieme favoriscono la perfetta maturazione e sanità dell'uva raccolta, le quali se combinate con una accurata selezione dei grappoli e al ridotto utilizzo di trattamenti nel rispetto dell'ambiente e del consumatore, portano necessariamente a porre solide basi per la creazione di una bottiglia che dovrebbe avere un livello qualitativo medio piuttosto elevato.

In questa bella regione opera nei pressi di Chambave, piccolo comune poco lontano da Aosta, la Cooperativa La Crotta di Vegneron, nata nel 1980 con 25 soci e che oggi ne conta più di 80.
Questa cooperativa ha la caratteristica di avere un portafoglio prodotti molto variegato che va dai vitigni autoctoni come Fumint, Petit rouge, Muscat, ai vitigni internazionali come Pinot Noir, Gamay, Muller Thurgau e altri.


L'altezza dei vigneti è piuttosto elevata (500-800 mslm), mentre le condizioni climatiche sono quelle già spiegate e che caratterizzano all'incirca tutta la regione.
A tutto questo si può aggiungere che questo tipo di viticoltura è da considerare quasi artigianale se si considera che 80 soci concorrono alla produzione di sole 200.000 bottiglie.
Di questa cooperativa ho assaggiato un loro caratteristico Chambave Muscat, che nasce su un terreno morenico e sabbioso, con numero di ceppi per ettaro elevato e basse rese.
La vendemmia viene realizzata tra la fine di settembre e i primi di ottobre, mentre la vinificazione avviene in acciaio, con macerazioni pellicolari pre-fermentative a freddo per 36-48 ore e successivo affinamento sulle fecce fini per 5 mesi sempre solo in acciaio.

Se ne ottiene un vino giallo paglierino cristallino, con un importante impatto al naso dato dalla componente aromatica dell'uva, che poi si svolge sulle note di camomilla, te, miele d'acacia, con un accenno di mentuccia e salvia.
Il palato è saldamente minerale come un po' tutti i vini della zona grazie al composizione del terreno, di medio corpo e di buona freschezza.
A volergli trovargli un difetto la mia bottiglia mancava un po' della spinta calda data tipicamente dall'alcol, mentre la permanenza finale in bocca è nella media.
E' un prodotto con uno stampo unico e inconfondibile, mi azzardo a dire che (probabilmente) lo riconoscerei anche in una degustazione alla cieca.
Io lo consiglierei con formaggi di media stagionatura o minestre di farro e orzo.









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