venerdì 5 giugno 2015

Trentodoc Rosè Metodo Classico - Ferrari

Rosè di Ferrari

Con il caldo da anticiclone africano di questi giorni, giocoforza, parte decisa la mia personale stagione dei bianchi.
Perché se è vero che il vino andrebbe principalmente scelto in base all'abbinamento con il cibo, è piuttosto improbabile che il caldo torrido estivo faccia venire voglia di degustare un buon vino rosso magari di corpo e struttura come un Barolo o un Chianti.
Dopo quindi aver finito la stagione dei rossi in bellezza con una serata enologica tra amici (http://baccanera88.blogspot.it/2015/05/serata-enologica-tra-alto-adige.html) e avendo acquistato tempo addietro, a prezzi davvero competitivi, una bottiglia di Ferrari Rosè, ho deciso di incominciare a dedicare le mie cure ai rosati in versione bollicine, con la loro tipica ambiguità tannica da leggera macerazione sulle bucce.



Partiamo subito dicendo che, anche se non è di certo il prodotto di punta della storica azienda spumantistica trentina e la produzione si attesta su un numero di bottiglie piuttosto rilevante, è comunque un vino dalla qualità media elevata.
In generale fare il rosè il Italia non è facile ed è ancora più difficile farlo senza scivolare su improbabili forzature, come ad esempio il rischio di esagerare sugli zuccheri per rendere il vino più morbido e rotondo, oppure sulla struttura per dare più corpo e ricchezza al Pinot nero.



Il Rosè è un uvaggio di Pinot nero al 60% e Chardonnay al 40%, con permanenza di 24 mesi sui lieviti.
Diciamo subito che il Perlè di Ferrari si pavoneggia su un bellissimo rosa salmone con tendenze ramate, da cui si rimane incantati attraverso il bicchiere che, a mio personalissimo parere, deve essere necessariamente un vino 'da bianco' se vogliamo essere in grado di percepirne adeguatamente i profumi.
E' anche vero che le bollicine risulteranno meno evidenti rispetto al classico bicchiere da spumante, ma non certo abbastanza per non riuscire a considerarne la persistenza, finezza e numerosità adeguate alla sua categoria.
Profumi appunto che si percepiscono come una fresca fragranza complessiva, giocata più sul fiore che sul frutto, con vena delicata di ribes e fragolina di bosco.
Nel complesso un bouquet elegante e di media complessità olfattiva, con sentori distintivi e nitidi.
In bocca si percepisce (ancora più che alla vista) la delicatezza e la numerosità delle bollicine, la discreta presenza di una nota verde che potrebbe ricondursi al muschio, con buona ricchezza di estratti e un delicato rimando alla mandorla sul finale.

Prodotto piacevole e completo senza la pretesa della complessità a tutti i costi, diciamo assolutamente al livello delle aspettative per un vino su questa fascia di prezzo (tra i 15 e i 18 euro prezzo enoteca)





 

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