lunedì 8 giugno 2015

Crocetta Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Doc (2014) - Croce del Moro

Crocetta il Verdicchio di Croce del Moro

Era da diverso tempo che non assaggiavo più un verdicchio, dopo che lo scorso anno nelle Marche ho fatto diverse degustazioni di quello che di fatto è il vino più famoso della regione e uno dei pochi in grado non solo di superare i confini regionali ma di arrivare anche ad essere apprezzato ed esportato all'estero.
In particolare il Verdicchio viene esportato per una significativa quota del 48%, soprattutto Stati Uniti, Belgio, Olanda e Germania, anche se non mancano le vendite nel sud-est asiatico.



Occorre anche dire che nonostante i continui aumenti produttivi, la qualità media ha fatto un significativo salto di qualità a partire dalla metà degli anni novanta grazie ad alcuni illuminati imprenditori come Ampelio Bucci, che hanno spinto decisi su terroir, selezione delle uve, diradamento dei grappoli, oltre all'utilizzo di moderne pratiche enologiche con un occhio attento ad evitare eccessive manipolazioni della materia prima in cantina. E più di tutto, anche se sembra banale, attenzione maniacale alla vigna, dopo che per decenni o forse secoli è stata abituata a produrre quantità elevate, ora deve essere abituata a produrre grappoli bene esposti, spargoli e in numero non eccessivo.
Lui e alcuni altri, seguendo queste regole, hanno letteralmente gettato le basi per un agguerrito esercito di piccoli e medi produttori che anno dopo anno sono cresciuti, aiutando a loro volta a far crescere il Verdicchio.


Tra questi mi è capitato di assaggiare una bottiglia di Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore di Croce del Moro, azienda di Rosora in provincia di Ancona.
L'annata 2014, che tutti sappiamo non essere stata propriamente perfetta da un punto di vista climatico, con abbondanti piogge anche prima e durante la vendemmia, con acini gonfi di acqua che si spaccavano, sembra incredibilmente non aver lasciato tracce evidenti.
Il vino ha un bouquet di tutto rispetto con fiori gialli carnosi e ricchi sentori di pompelmo giallo e lime.
In bocca se la giocano in intensità e vigore una sferzante vena minerale e un sorso salato e pieno, con buon corredo acido. Nonostante il vino sia naturalmente impostato per natura e terroir più sulle note dure risulta complessivamente bilanciato, equilibrato e fine, forse grazie ad una struttura di tutto rispetto.
Ottimo prodotto, pieno di materia e anzi direi quasi una sorpresa illuminante e istruttiva.


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