giovedì 11 dicembre 2014

IL MAGLIOCCO, VITIGNO AUTOCTONO CALABRESE IN CERCA D'IDENTITA'

Magno Megonio di Librandi


Sul i vari tipi di Magliocco e il Gaglioppo pare ci sia sempre stata molta confusione.
Il Magliocco è coltivato soprattutto nella Calabria tirrenica, in particolare nel Pollino e zone limitrofe.

Di sicuro un produttore che ha molto contribuito con i suoi studi a chiarire le differenze tra i vitigni e le loro caratteristiche è stato Librandi, che con il professor Attilio Scienza negli anni '90 hanno girato la Calabria alla ricerca di varietà autoctone non ancora codificate.
Fino ad allora la coltura della vite in Calabria si concentrava sulle qualità più famose, produttive e facili da gestire; per questo motivo e per il fatto che dalla metà del secolo scorso si è preferito vinificare colture monovarietali o al più concentrarsi su blend di vitigni internazionali, molti vitigni cosiddetti minori si sono estinti o hanno rischiato l'estinzione da abbandono o espianto.

Ora pare che il Magliocco sia 'tornato di moda' e molti produttori hanno ricominciato a produrlo.
Tra questi si può citare Rossella Bellusci, Casalnuovo del Duca, Feudi di San Severino, Ferrocinto oltre naturalmente a Librandi.

Ho assaggiato il Magno Megonio di Librandi, prodotto con uve Magliocco in purezza, nella zona di Rocca di Neto, su un terreno argilloso-calcareo e vendemmia nella prima decade di ottobre.
Il mosto fermenta in acciaio a temperatura controllata per 15 giorni, per poi passare all'affinamento in legno piccolo per 12 mesi e ulteriori 6 mesi in bottiglia.



Il colore è granato, mentre al naso è la frutta rossa matura a prevalere, poi un bouquet di spezie dolci, per terminare su accenni di macchia mediterranea.
In bocca è morbido, con tannini vellutati, di media acidità e struttura, decisamente persistente e sapido.

Dopo l'assaggio non posso che pensare che i produttori calabresi che lo hanno riscoperto nella loro produzione siano sulla strada giusta per rivalutare un ottimo vitigno autoctono che non ha nulla da invidiare ad altri vitigni più famosi siano essi calabresi, italiani o internazionali.




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