giovedì 17 maggio 2018

Serata da Repubblica Cisalpina con il Barolo di Brezza, l'Amarone di Tommasi e lo Sforzato di Nera


Questo post potrebbe intitolarsi il trio delle meraviglie (più l'intruso) perchè, quella messa in scena ad una cena del 'Gruppo dei soliti astemi', è quanto di più vicino al paradiso ci possa essere per un appassionato di buon vino e, perchè no, anche di buon cibo.

Si è quindi partiti con un Franciacorta fresco e piacevole intanto che Chef Fabrice finisse di preparare il Brasato al Barolo.
Poi in successione è stata la volta dello Sforzato di Valtellina di Nera (2011), del Barolo Bricco Sarmassa di Brezza (2008) e dell'Amarone della Valpolicella classico di Tommasi (2009).
Per noi sommelier l'assaggio di questi grandi vini è stata una esperienza subliminale che ha rischiato di diventare mistica quando li abbiamo abbinati a turno con un Brasato morbidissimo prodotto con carne piemontese di prima scelta accompagnato da polenta.

L'intensità e il corpo del vino erano esattamente nell'ordine di bevuta, tutto il resto invece ha seguito una sua logica che è andata rigorosamente in ordine sparso.


Lo Sforzato di Nera è risultato, possiamo dirlo, un filo sotto come ideale punteggio rispetto agli altri due colossi Barolo e Amarone.
Tuttavia si è distinto per una grande freschezza, tannini brillanti, profumi intensi di more e violette, con intrusioni di cacao, liquirizia, radici oltre ad un piacevole sottofondo boisè.
Dei tre vini per corpo, struttura e lunghezza è risultato quello che si è abbinato meglio al brasato.


Grande equilibrio e complessità olfattive per il Barolo di Brezza, una delle migliori annate e uno dei migliori Barolo che abbia di recente assaggiato.
Note di tabacco e viola appassita, liquirizia ed eucalipto, finisce per ricamare una tela di profumi di amarena sotto spirito e prugna appassita con intrusioni di sottobosco piacevoli e di grande eleganza.
Se il naso è perfetto, in bocca si spinge su traguardi altissimi grazie ad una ottima freschezza, tannini vellutati e buona dose minerale, ma soprattutto grazie ad un equilibrio praticamente perfetto che lo rendono un Barolo di spessore assoluto, in grado di competere con nomi più blasonati.
Finale lunghissimo che riesce a sovrastare il brasato.


Infine l'Amarone di Tommasi.
Qui potrei-dovrei far partire un disclaimer, nel senso che la bottiglia era quella comprata da me e l'amico Camillo quando eravamo andati in gita da Tommasi al termine del primo corso Ais.
Sentimentalismi a parte è un supervinone, una specie di peso massimo che si muove agile sul ring come un peso piuma.
Riesce a riunire la naturale muscolatura dell'Amarone con una grazia che invece non sempre ho riscontrato in questo tipo di vini.
All'olfatto si esprime su complessità e intensità assolute, con eleganti sentori di cacao e menta, nuance balsamiche, che poi divagano su note di confettura di amarena e spezie dolci senza tralasciare un principio di note eteree sul finale.
Il palato si dipana su un alcol e su un corpo imponente e tannico, riequilibrati da una buona freschezza e ancora da glicerina e da una naturale impressione dolce dovuta all'appassimento degli acini sui graticci.
Finale talmente lungo che ..... ancora me lo sento sul palato.



Serata strepitosa, tutti in piedi e applausi.




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