mercoledì 27 dicembre 2017

I 10 migliori assaggi di Baccanera del 2017



Anche quest'anno è tempo di bilanci enoici e con questo 2017 si chiude il quinto anno di questo blog, iniziato per gioco e continuato per passione.
Nel 2017 ho assaggiato probabilmente i migliori vini di sempre, con molte riconferme e molti altri vini nuovi per me sconosciuti che hanno saputo darmi emozioni, che solo voi winelover e sommerlier siete in grado di capire.
Ho assaggiato diversi Amaroni, Baroli, Brunelli e Barbareschi ma nessuna grossa novità rispetto agli anni passati. Così ho preferito inserire in questa mia personale classifica dei vini che hanno dimostrato un eccellente rapporto qualità-prezzo.
Come sempre i vini sono elencati in assoluto ordine sparso.

Anfora Ribolla Gialla (2006) di Josko Gravner



La filosofia produttiva di Gravner si può riassumere brevemente nel concetto che la terra non è nostra ma che l’abbiamo solo in prestito temporaneamente e quindi dobbiamo saperla conservare nel migliore dei modi per lasciarla integra a chi verrà dopo di noi.
Ne escono vini estremi, dei vini che sembrano provenire da un'altro pianeta più progredito del nostro.
Il naso è potente e ricco di personalità, dominato da una complessità olfattiva in continua evoluzione, dove si concentrano note di cera d’api, agrumi, tè verde, zafferano, note salmastre e affumicate.
In bocca è lievemente tannico, sapido e con una ben definita componente salina; il sorso si esalta di una elegante rusticità e di un incredibile equilibrio per un vino dalla personalità così forte e dal finale interminabile.
Tutti in piedi e applausi.


Gioia del Colle Primitivo 17 (2013) di Polvanera



Il Gioia del Colle Primitivo 17 è un vino che fa sorprendentemente solo acciaio, proviene da uve vecchie coltivate ad alberello.
I profumi sono potenti e inebrianti, more, liquirizia, tabacco e spezie dolci.
In bocca sorprende per la pienezza del sorso, la beva sontuosa che non stanca, la vibrante carica dei tannini, il tutto sostenuto da un perfetto equilibrio gustativo.
Un piccolo capolavoro biologico da seguire con estrema attenzione.

Muffato della Sala (2013) di Castello della Sala


Il Muffato della Sala è prodotto con uve botritizzate, ovvero attaccate da un particolare tipo di muffa che riduce il contenuto di acqua dell'acino e ne concentra zuccheri e aromi, conferendo al contempo al Muffato un gusto armonico e vellutato.
La composizione varia a seconda delle annate e anche questa la possiamo considerare una caratteristica particolarmente distintiva del Muffato.
Per l'annata 2010 da me degustata, i vitigni sono: 58% Sauvignon, 24% Grechetto, 10% Semillon, 3% Traminer e 5% Riesling.
Il colore è giallo oro antico luminoso.
Il sorso è strepitosamente ampio, delicato, elegante ed esuberante al contempo.
Le delicate note floreali si intersecano con sensazioni aromatiche, note agrumate, cera d'api, frutta gialla matura, caramello e potrei continuare.
La bocca morbida e lussuriosa, spicca per note sapide e fresche in grado di bilanciare la naturale morbidezza dell'alcol e della glicerina, oltre ovviamente al residuo zuccherino.
Finale da maratoneta keniota alle olimpiadi di Rio.
Tutti in piedi e applausi !!!

Brecceto Grechetto (2015) di Trappolini

 

Questo produttore ti insegnano un solo fondamentale concetto enoico: si possono fare grandi vini anche con vitigni che nell'immaginario collettivo pensiamo sia adatti solo ad un consumo quotidiano.
Il Brecceto ha una impronta decisamente unica e non esagero se vi dico che è il miglior Grechetto (con un saldo di Chardonnay) che abbia assaggiato.
L'attacco è pieno e intrigante, con accenni di zafferano e iodio, poi ancora pesca gialla e confettura di albicocca, lievi accenni aromatici e agrumati, mentre sul finale termina su accenni lievemente speziati.
Bocca intensa, tesa, piena, dall'ottimo equilibrio tra presenza lievemente dolce e sapida, con acidità decisa e finale chilometrico.
Ottima corrispondenza con il naso, questo vino fa tanta tanta tanta selezione e si sente.
Ovviamente contribuiscono al tutto i terreni di origine vulcanica della zona, ma su tutto prevale l'ottimo lavoro del produttore.

Nectaris Gewurztraminer di Cantina Valle Isarco

 

Sui passiti non riesco ad avere mezze misure.
Alcuni riescono a convincermi, in rari casi addirittura riescono a farmi ringraziare la sorte di non essere astemio, grazie al loro precario equilibrio che oscilla tra una naturale dolcezza e la spinta di una cospicua spalla acida.
Non c'è dubbio che rientra in questa categoria il Nectaris di Cantina Valle Isarco.
Bellissimo nel bicchiere con il suo giallo oro antico e brillante, all'olfatto rivela struttura e ampiezza, che partendo su leggeri sentori di botrite, dilagano con le note di mela cotogna, zafferano, albicocca disidratata, caramello, mandarino e tanto altro ancora ......
In bocca supera agilmente la prova con dolcezza e freschezza che sembrano sfidarsi in una supremazia che, a seconda del sorso, sembra leggermente pendere da una o l'altra parte ma senza che l'equilibrio complessivo ne possa risentire.
Finale lungo su rimandi di albicocca, note agrumate e miele.

Iancura Malvasia di Hauner


Pochi vini hanno una impronta così fortemente territoriale come i vini di Hauner. Su tutti Iancura è un blend di Malvasia e Insolia.
Chiudete gli occhi e vi sembrerà di essere su Pantelleria.
Il sorso si distingue al contempo per una grande bevibilitá, facilitata da una intensa salinitá, discreta  freschezza e una pervadente mineralitá.
Dopo le sensazioni più intense, si distende intorno ad un aroma fruttato dove prevalgono i sentori tropicali, il mango e la macchia mediterranea e dove l’acido del frutto bilancia una leggera sensazione zuccherina iniziale.
Prodotto la cui personalità è quasi di difficile contenimento.


Tergeno (2004) di Fattoria Zerbina



Zerbina è una azienda che ricorre spesso nella mia personalissima classifica di fine anno. Il motivo è che sono un riferimento assoluto per i Colli Romagnoli e propongono vini moderni, ma con un carattere preciso e distintivo.
Il Tergeno 2016 ha grande esuberanza aromatica, abbinata a profumi intensi, profondi e caldi di frutta gialla matura, scorza di agrumi canditi, spezie dolci, con un passaggio minerale non trascurabile.
In bocca si esalta su note piene e il tratto succoso, sostenuto da buona freschezza, una lunga scia aromatica che allunga la percezione del sorso che si fa esuberante e complesso.
Sorprendente lunghezza finale.
Il 2004 è esattamente come il 2016 ma figuratevi che ci aggiunge la maturità e la complessità del riposo in bottiglia.
Praticamente non ha prezzo.

Barrua (2005) di Agricola Punica



Vino conosciuto al Vinitaly e riassaggiato di recente ad una cena tra amici.
Dire che il vino sia tecnicamente ineccepibile è quasi scontato, mentre sorprende al naso per il suo articolato corredo polifenolico che si esprime sulla frutta rossa matura (su tutto l'amarena sotto spirito), pepe nero, bastoncino di liquirizia, con una delicata nuance di macchia mediterranea in sottofondo.
In bocca è un visto che sa vestire con eleganza un muscolo fatto di polpa, struttura, acidità, adeguata tannicità con un tocco sapido e minerale su un finale persistente e di infinita grazia e opulenza.
Annata 2015 spettacolare.


Chaos di Fattoria Le Terrazze


Il Conero è il punto di congiunzione tra Sangiovese e Montepulciano, quasi uno spartiacque invisibile sulla costa Adriatica. Poco sopra regna incontrastato il Sangiovese, poco sotto inizia a farsi sentire l’influenza del Montepulciano, che pian piano che si scende verso sud diventa predominante.
A dire la verità Fattoria Le Terrazze per i suoi vini usa come prodotto di base il Montepulciano, che poi si diverte ad ammorbidire in un sapiente blend con vini più morbidi come il Syrah e il Merlot.
Composizione replicata anche per il Chaos, un vino che in comune con il nome ha il pregio di rompere gli schemi, la volontà di elevarsi dall’indistinto e nutrito gruppo di vini che rientrano nella media di quelli che ogni consumatore medio è abituato a bere nella sua vita.
Al naso risulta complesso, potente ed elegante, giocato sui toni generosi di frutta surmatura (mora e amarena), a cui si contrappongono note di cuoio e macchia mediterranea, per terminare su un inizio di note terziarie di cuoio e caffè.
Già ottimo nella fase olfattiva, si supera in quella gustativa, con un sorso pieno, rotondo, scattante e minerale, dall’importante apporto sapido-marino, mentre sul finale tornano le note erbacee e mediterranee ritrovate al naso, su un finale è di giusta lunghezza.

Nel complesso possiamo considerarlo un vino che riesce a stento a controllare una innata esuberanza, un caos tenuto sapientemente sotto controllo da mani esperte.


Edizione Cinque Autoctoni (2014) di Fantini Farnese




L'Edizione Cinque Autoctoni è un sapiente blend di Montepulciano (33%), Primitivo (30%), Sangiovese (25%), Negroamaro (7%) e Malvasia Nera (5%), da cui si ricava un prodotto ottimo, che vi consiglio vivamente soprattutto per quelle cene tra amici dove i gusti sono i più disparati, in quanto in grado di mettere d'accordo tutti, ma proprio tutti.
Si parte da un delicato profumo di more e frutti di bosco, a cui si associa una piacevole nota di liquirizia, spezie scure e sfumature di erbe officinali.
Ancora più elaborato il sorso, che risulta pieno e caldo, generoso di corpo, con tannini levigatissimi, su cui spicca una mineralità ammirevole in grado di bilanciare un vino che pur essendo un filo piacione, non riesce a stancare il palato e che riunisce beva ed equilibrio a grande soddisfazione gustativa.
Ripeto: naso e palato riescono nel difficile intento di mettere d'accordo anche l'enofighetto più estremista presente alla vostra cena !!!

E se avete avuto la pazienza di leggere tutto questo lungo e noioso post non posso che augurarvi un felice, sereno ed enoico 2018.


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