lunedì 4 dicembre 2017

I bianchi macerati parte III: la Ribolla gialla di Gravner



Sintetizzare in poche righe l’incredibile influsso che ha avuto Josko Gravner per la viticoltura friulana e italiana in generale è non solo complicato ma anche estremamente riduttivo.

Del resto, come capita solo ai grandi in qualunque campo si trovino a operare, della sua filosofia produttiva si sono imbevuti a piene mani alcuni tra i produttori più importanti e apprezzati dell’ultimo decennio.

La sua filosofia produttiva si può riassumere brevemente nel concetto che la terra non è nostra ma che l’abbiamo solo in prestito temporaneamente e quindi dobbiamo saperla conservare nel migliore dei modi per lasciarla integra a chi verrà dopo di noi.

E per fare capire che non si tratta di marketing ma di cose concrete ecco le anfore di terracotta interrate, le botti grandi, la totale assenza di pesticidi e filtrazioni, l’utilizzo dei soli lieviti autoctoni, il non controllo del grado zuccherino e della temperatura e non ultimo la totale assenza di solfora aggiunta.

In vigna ha cercato di ricreare quella biodiversità che le monoculture hanno praticamente ucciso, quindi nei suoi terreni troverete molti tipi di alberi diversi e anche stagni per far ritornare insetti e uccelli che non si avvicinavano più alla vigna.

Potrebbe forse bastare ma non a Josko, che dopo anni di sperimentazioni e di cambiamenti decide di espiantare tutti i vitigni bianchi e rossi puntando solo sul futuro, quindi Ribolla gialla e Pignolo.
Scelte drastiche come assoluti e estremi sono i suoi vini.

Eppure assaggiare i vini di Gravner e in particolare la sua Ribolla Gialla è in effetti una esperienza che non ha eguali.
Ti può piacere o non piacere ma non ti lascerà indifferente.

Personalmente adoro i suoi vini e la sua Ribolla Gialla assaggiata in compagnia di quelle di Radikon e di Podsevic è risultata la più piena, equilibrata e definitiva.

Il naso è potente e ricco di personalità, dominato da una complessità olfattiva in continua evoluzione, dove si concentrano note di cera d’api, agrumi, tè verde, zafferano, note salmastre e affumicate.
In bocca è lievemente tannico, sapido e con una ben definita componente salina; il sorso si esalta di una elegante rusticità e di un incredibile equilibrio per un vino dalla personalità così forte e dal finale interminabile.


Tutti in piedi e applausi.


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