venerdì 10 febbraio 2017

L'invitante semplicità del Dolcetto Bric Sorì



Il Dolcetto è un'uva a cui sono affezionato, come frequentatore del Monferrato e perché è legato a ricordi semplici di vendemmie nei caldi pomeriggi di settembre, con i trattori pieni di quest'uva nera e pruinosa da trasportare in cantina, dove poi, dopo una giornata infinita fatta di sole e caldo, arriva finalmente la sera che rinfresca
Il Dolcetto nella sua estrema semplicità è anche un vino che si esprime in maniera molto diversa a seconda della zona di produzione.
Ecco allora che abbiamo il Dolcetto di D'Alba, che è unanimemente considerato il migliore tra tutti quelli prodotti nelle varie tipologie, grazie ad un terroir particolarmente vocato, che esprime vini fruttati, tannici e vinosi anche se alle volte riescono un po' rustici.
C'è poi il Dolcetto di Dogliani, con la sua bella fragranza, le note fresche e vivaci di vino giovane ma non scontato.
Il Dolcetto d'Asti è il più morbido ed elegante, anche se non perde in generosa freschezza e giovialità complessive, mentre il Dolcetto d'Asti è leggero, poco tannico, molto semplice e beverino.
Infine c'è il Dolcetto di Ovada, forse il più strutturato e tannico, forse il meno elegante ma con una sua predefinita personalità che si allontana dagli altri Dolcetto.
Non posso invece dire nulla sul Dolcetto delle Langhe Monrelaghesi, in cui non mi è mai capitato di imbattermi (ma se qualche produttore volesse inviarmene qualche bottiglia sarei felice di colmare questa mia infelice mancanza vitivinicola).
Il Dolcetto è per definizione il classico dei vini quotidiani e sinceramente risultano un po' patetici i tentativi di immaginarselo come qualcosa d'altro. Piuttosto è giusto e doveroso esaltarne proprio questa caratteristica che non deve mai far pensare ad un vino beverino e scontato ma piuttosto ad ideale compagno di ogni pasto, che grazie alle sue doti di estrema versatilità, si può abbinare con una infinità di piatti della cucina di tutti i giorni.
Poi come sempre il prodotto finito dipende dai produttori, che vanno dal Dolcetto venduto sfuso da una improbabile cantina sociale dove si conferisce qualunque cosa ai dolcetti di Ca' Viola, Vietti, Oddero ecc.
Tra questi due estremi ci sono tanti produttori molto ma molto seri, in grado di dare vita a Dolcetti dal rapporto qualità-prezzo impressionante, ma alla fine la cosa che conta è quella di saper scegliere quei produttori che sanno interpretare un territorio e il piantarvi il vitigno giusto. E poi in vigna ma ancora di più in cantina, la capacità di rispettare e assecondare quello che arriva dalla vigna, con la minor invadenza possibile. 
Questi sono i produttori che sanno interpretare un terroir, quelli che sembrano 'sentire' il vino e che lo sanno descrivere meglio.
Il resto lo fanno le ricerche di mercato, il marketing, gli sconti della grande distribuzione, gli articoli a pagamento e le partecipazioni ossessive a fiere in cerca di una visibilità che non sembra mai sufficiente.
Purtroppo su tutto rimane una certa innegabile crisi di identità per il mio amato Dolcetto.
E se forse parlare di crisi risulta forse eccessivo, non si può negare un calo abbastanza vistoso delle vendite, soprattutto per il triangolo Piemonte, Lombardia e Liguria che ha sempre comprato e apprezzato questo vino.

In una gita nelle zone del Barolo e per nulla intenzionato a svenarmi per una bottiglia di vino bevuta al ristorante ho optato per il Dolcetto Bric Sorì di Gallo Ernesto, azienda a conduzione famigliare che sa interpretare al meglio la rustica semplicità di questo vitigno, con una interpretazione classica e di rispetto verso il terrioir.
Apre su note terrose e fruttate, per poi virare sulle erbe aromatiche e atterrare su una felice chiusura di liquirizia.
In bocca esprime appieno il territorio del Roero, dove nasce su terreni sabbiosi e argillosi in quel di Govone.
Bocca piena e carnosa, una piacevole bevibilità ma anche una certa rustica tannicità che non dispiace e che aiuta a mantiene un sottile quanto delicato equilibrio. 
Vino da tutto pasto, a pranzo a cena, nei giorni feriali come in quelli festivi, un vino che non può deludere, dalla beva espressiva e contagiosa.



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