sabato 3 settembre 2016

Viaggio tra i vitigni autoctoni rari: il Bellone

Castore il Bellone di Cincinnato
Lungo la via Appia, strada del vino per eccellenza fin dal tempo dei Romani, a circa 50 km a sud di Roma si trova l'antica città di Cori, adagiata su morbide colline ricoperte di uliveti e vigneti
Tutto sommato il paesaggio tipicamente rurale non deve essere tanto cambiato da quando, duemila anni fa, percorrevano queste strade i romani, quando per andare verso sud costeggiavano i monti Lepini.
Le loro tracce si possono riscontrare ancora oggi con il tempio di Ercole, quello di Castore e Polluce, quello di Minerva.
Non abbiamo la certezza che già all'epoca i due vitigni autoctoni della zona, il Nero Buono e il Bellone, venissero coltivati, ma la cosa certa è che la zona di Cori era già considerata molto vocata per la produzione della vite, con i suoi suoli di origine vulcanica e argillosa e con la benefica influenza del vicino mar Tirreno, che con le sue brezze saline contribuisce ad asciugare i grappoli e garantire la sanità di quanto viene portato in cantina.

Da queste parti pochi selezionati produttori hanno puntato in tempi non sospetti sulle varietà autoctone e tra questi Cincinnato è una cooperativa di circa 250 soci, con sede in una antica villa da poco ristrutturata in cima ad una collina da cui si gode il tranquillo panorama rurale della zona.

Si tratta in particolare del Nero Buono, vitigno rosso autoctono della zona che è stato di recente rilanciato dopo attente e selezionate sperimentazioni, che hanno portato Ciccinnato e alcuni altri piccoli produttori a imbottigliarlo in purezza.
Altro vitigno per molti versi sorprendente è il Bellone, un vitigno a bacca bianca.
Anche in questo caso si tratta di un'uva dalle origini molto antiche, che alcune fonti si azzardano a far risalire al tempo dei romani anche se sembra che fosse più coltivato nella zona dei Castelli Romani.
La cooperativa è nata nel 1947 con l'obiettivo di trasformare e commercializzare le produzioni dei soci e favorire il progresso dell'agricoltura locale.
Il nome deriva dal politico romano Lucio Quinzio Ciccinnato, che dopo essere uscito vittorioso da una guerra contro gli Equi, tornò serenamente ad occuparsi delle sue terre, disinteressandosi del potere per l'amore verso la sua terra.
Tornando invece ai giorni nostri, da diversi anni la cantina ha puntato decisa verso la qualità produttiva e verso il recupero ampelografico dei vitigni autoctoni Nero Buono, Cesanese, Bellone e Greco.

Dopo aver conosciuto questa cantina sulle riviste di settore ed aver avuto un primo contatto durante il Vinitaly 2015, quest'anno li abbiamo rivisti al Vinitaly 2016 e dopo aver frettolosamente degustato le annate più recenti dei loro vini, abbiamo puntato decisi sul loro sorprendente Bellone.

Castore annata 2015

Partiamo chiaramente dall'entry level Castore, che ha il pregio di rivelare appieno e in maniera più chiara le caratteristiche tipiche del Bellone.
Rese per ettaro di 60-80 quintali per ettaro, terreno vulcanico-argilloso, presenza quasi costante di una delicata brezza marina, consegnano un vino giallo paglierino con delicati riflessi dorati.
Al naso rivela spiccate sensazioni agrumate, poi vira verso una più delicata scia di macchia mediterranea, pera e susina bianca.
Il palato incontra una precisa impressione sapida, con buona freschezza e armonia complessiva, per terminare con un finale prevalentemente minerale.

Pozzodorico annata 2015
A differenza del Castore, il Pozzodorico si sottopone a fermentazione ed affinamento in botti di rovere, che lo rendono un vino più complesso e piacione, con un delicato accenno di vaniglia, che non copre tuttavia lo stesso bouquet del più semplice Castore.

Illirio annata 2015

In questo vino trovano spazio il Bellone (30%), Malvasia (40%) e Trebbiano (30%), che danno vino ad un interessante blend che unisce la freschezza e gli agrumi del Bellone, la delicata aromaticità della Malvasia, i profumi delicati ma articolati del Trebbiano.
Il tutto intriso della consueta mineralità data dal terreno di origine vulcanica e da una incipiente sapidità percepibile già al naso.
La sorso non si smentisce grazie ad una entrata decisa e ben centrata sul palato, a cui seguono note speziate e un leggero retrogusto amarognolo.
Finale di discreta intensità e lunghezza.



Da provare anche il Brut, sempre da Bellone 100%, ottenuto con metodo Charmat, dal profumo fragrante e delicato di acacia, pesca bianca, susina.
In bocca si percepisce una piacevole aromaticità, unita a buona freschezza e mineralità.





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