lunedì 19 settembre 2016

Un Viognier sulle colline di Orvieto timbrato Palazzone

Voigner di Palazzone


Il Viognier è un vitigno ben strano.
E' originario della Francia, in particolare della Valle del Rodano, ma la fillossera ha seriamente rischiato di farlo estinguere, tanto che negli anni '60 esistevano pochi ettari coltivati con questo originale vitigno.
Grazie alla caparbietà di alcuni produttori e alle sue qualità intrinseche, il Viognier è riuscito a riprendersi velocemente una buona fetta di mercato, non solo in Francia ma anche Australia e California.
In Italia è poco diffuso e lo ritroviamo soprattutto in Toscana, dove alcuni produttori che si distinguono per una produzione principalmente 'rossista', lo hanno adottato e in alcuni casi elevato a vino di un certo spessore.
Ne è un esempio Palazzone, produttore umbro in rapida ascesa nel complicato e frammentato panorama viticolo italiano, che si è innamorato del vitigno e che ha creduto nelle sue potenzialità, mettendosi a produrre un bianco a base Viognier in una zona che si distingue per una importante tradizione 'bianchista', come la zona dell'Orvieto Doc.

Il Viognier nasce su terreno di origine sedimentaria e argilloso, a 250 mslm, con una resa di 70 ql per ha, e fermentazione 50% in acciaio e 50% in barriques.
Come ci hanno spiegato due solerti dipendenti dell'azienda al Vinitaly 2016, la sua produzione è quasi da considerarsi uno sfizio del produttore, che ha voluto associare la potenzialità di una terra di grandi bianchi autoctoni ad un vitigno internazionale che non fosse il solito Sauvignon o Chardonnay.
Incuriositi da un bicchiere bevuto con una certa fretta e in occasione di una fiera caotica come quella del Vinitaly, abbiamo deciso di fare un acquisto importante direttamente dal produttore, di cui abbiamo già assaggiato diversi vini (http://baccanera88.blogspot.it/2016/08/i-vini-marcatamente-distintivi-di.html).
Rimaneva da stappare proprio il Viognier, che abbiamo aperto piuttosto fresco in una calda sera di settembre, in compagnia di un ottimo branzino al sale e gamberi allo zenzero cucinati dall'amico Chef Fabrice.

Nel bicchiere rivela il classico giallo paglierino con qualche accenno di riflessi dorati.
Il bouquet è tipicamente marcato Viognier, uno dei pochi vini che personalmente potrei anche cercare di indovinare in una degustazione alla cieca, con quelle inconfondibili note di muschio, corteccia, spezie dolci, pesca gialla matura, fiori gialli e un accenno di zafferano e camomilla.
In bocca ha un approccio morbido, pieno, di spessore, con languide note di frutta gialla polposa, che si bilanciano con una ben amalgamata sapidità e freschezza complessive.
Un vino equilibrato, marcatamente vegetale, con finale leggermente amaricante e discretamente lungo.

Ancora più che altri bianchi italiani, si accosta in maniera quasi spontanea a sushi e piatti leggermente speziati.


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