giovedì 4 agosto 2016

I vini marcatamente distintivi di Palazzone

Campo del Guardiano di Palazzone

L’idea di dedicare una cena abbinando i vini di un’unica azienda, si concretizza una sera di mezza estate, iniziata con un clima afoso tipico di luglio e continuata con improvviso quando provvidenziale acquazzone rinfrescante.
L’azienda è Palazzone, un produttore ampiamente conosciuto nel panorama enologico italiano, di cui avevamo assaggiato i vini nel corso del Vinitaly 2016, trovandoli interessanti al punto da decidere un acquisto per riassaggiare quelli già provati in una cornice meno caotica di quella della fiera e per provare altri prodotti che non conoscevamo, ma di cui si sente spesso parlare.

L’azienda si trova in Umbria e più precisamente a Rocca Ripesena, in un territorio di confine tra Umbria, Lazio e Toscana, poco distante dal Lago di Bolsena con i suoi terreni di origine sedimentaria e argillosa con una buona influenza da parte dei terreni di origine vulcanica e tufacei dei dintorni del lago di Bolsena.
L’avventura di Palazzone inizia negli anni ’60, quando la famiglia Dubini acquista il podere Palazzone oltre a a terreni su cui inizia a impiantare vigneti.
Negli anni successivi è un susseguirsi di esperimenti su piccole vinificazioni e imbottigliamenti che hanno permesso poi la scelta definitiva dei vitigni da utilizzare e di scelte enologiche ben precise che hanno portato l’azienda a risultare una delle migliori realtà produttive dell’Umbria.
Palazzone lavora oggi su diversi vitigni come Procanico, Verdello, Malvasia, Grechetto, Sauvignon, Cabernet e Sangiovese, per finire con un coraggioso Voigner.
I risultati del brillante lavoro svolto in vigna e in cantina si riscontra nella bottiglia, visto che i vini di Palazzone non sono mai scontati, ma sanno sviluppare una personalità che su alcuni prodotti potremmo definire unica.  
Inoltre da tenere in considerazione il fatto che la maggior parte dei suoi vini sono studiati per un lungo invecchiamento.


Si parte con il Grek, annata 2015, un grechetto giovane e intrigante, naso molto fresco con punte floreali di fiori di campo che poi virano verso la pesca bianca e il fieno.
In bocca entra deciso, ben centrato sul palato, di corpo agile e molto piacevole, salino e intenso, con buona progressione e ottima persistenza.
La nota spiccatamente sapida e amandorlata oltre al variegato bouquet, lo distinguono rispetto a molti altri grechetti monocorde e anonimi presenti sul mercato.
Abbinamenti praticamente infiniti con i piatti leggeri della cucina dei giorni lavorativi.


Si passa poi all’Orvieto classico superiore Terre Vineate, sempre annata 2015, molto intenso e complesso al naso, con note di mandorla, sentori di fiori di ginepro, pesca gialla, con accenni lievemente speziati.
Al palato si presenta equlibratissimo e attrezzato per una ottima bevibilità senza sacrificare la struttura e il corpo, la pienezza del sorso succoso e la salinità riscontrata anche nel Grek.
Eccezionale per rapporto qualità-prezzo.


Approcciamo ora il Campo del Guardiano, un Orvieto classico superiore, annata di grazia 2013.
Strepitoso nell’approccio olfattivo, con apertura di frutta esotica come ananas e papaia, a cui fanno seguito note dolcemente affumicate, fieno, pompelmo, oltre ad accenni di idrocarburi.
Il sorso è particolarmente teso, compatto, con decisa progressione salina, freschezza da vendere e di sorprendente eleganza aristocratica.
Un sorso che si bilancia in maniera magistrale e che termina con un finale di commuovente lunghezza.


Terminiamo in bellezza con il Muffa Nobilis, un passito i cui acini vengono attaccati dalla stravagante botrytis cinerea.
La composizione 50% Grechetto, 40% Sauvignon e 10% Procanico è sapientemente studiata per bilanciare il sorso tra le componenti naturalmente dolci del passito sviluppate in particolare tramite il Sauvignon, con l’acidità del Grechetto.
La raccolta delle uve avviene tra la fine di ottobre e i primi quindici giorni di novembre.
Ne scaturisce un passito dal naso intrigante di zafferano, camomilla, canditi, panettone, vaniglia, albicocca disidratata e miele di acacia.
Sorso teso e piacevole anche se rispetto all’assaggio fatto nel corso del Vinitaly, l’annata 2015 ci è sembrata più indirizzata verso la dolcezza.


In generale i vini di Palazzone ci sono davvero piaciuti, tutti con una impronta ben definita che gli permettono di competere e distinguersi sul complesso mercato del vino italiano.

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