sabato 4 giugno 2016

La classe senza confini del Contessa Entellina 'Mille e una notte' di Donnafugata

Mille e una notte di Donnafugata

E' la prima volta che assaggio un Contessa Entellina Doc e l'approccio è diretto verso il vino più rappresentativo di questa denominazione, il Mille e una notte, che poi è anche il vino di punta di Donnafugata, azienda tra le più rinomate e di successo di tutta la Sicilia.
Per raccontare adeguatamente questo nettare della terra siciliana, non si può che partire dal terroir, ovvero quell'insieme di terreno e condizioni pedoclimatiche che influiscono in maniera determinante su quel liquido scuro e saporito che entra in una bottiglia da 75 cl, dopo infinite e assidue attenzioni.

Donnafugata è suddivisa in tre diverse zone della Sicilia.
Pantelleria dove dall'incrocio del suolo di origine vulcanica e delle amorevoli cure verso le vigne piantate a Zibibbo viene prodotto il mitico Ben Ryè, che ho avuto la fortuna di assaggiare più di una volta.
Il paesaggio è straordinariamente unico, con vigne che si arrampicano sui declivi rocciosi, i muretti a secco manutenuti da generazioni di viticoltori e le vigne di Zibibbo piantate ad alberello e in conche scavate per proteggere le viti dai forti venti che spazzano l'isola.

C'è poi Marsala, antiche cantine datate 1851 e che costituiscono un raro esempio di archeologia industriale conservando l'impianto tipico del baglio siciliano.
In questa tenuta confluiscono le uve prodotte a Pantelleria e a Contessa Entellina per i processi di affinamento e imbottigliamento in legno, vasche di acciaio e cemento.
La cantina è scavata nel materiale tufaceo che contribuisce a mantenere la temperatura costante durante l'anno.

Infine c'è Contessa Entellina, nel cuore della Sicilia occidentale, 10 contrade e 270 ettari su terreno collinare con altezze che variano da 200 a 600 metri. In questo ambiente dagli inverni miti e poco piovosi e dalle estati secche (per non dire aride) e con buona ventilazione vengono prodotte moltissime varietà di uva.
Per le uve bianche agli autoctoni Ansonica, Cataratto, Grecanico e Grillo, si aggiungono gli alloctoni Chardonnay, Sauvignon blanc, Viognier e Petit Manseng, soprattutto quest'ultimo piuttosto raro in Italia.
Per le uve rosse invece all'autoctono nero d'Avola, si accompagna una nutrita presenza di vitigni internazionali come Merlot, Syrah, Petit Verdot, oltre a vitigni decisamente 'fuori zona' come il Pinot nero, il Tannat e l'Alicante Bouchet, questi ultimi prodotti solitamente ad altre latitudini o in altri contesti.

All'interno di questo variegato panorama si struttura un'azienda che è stata capace nel corso del tempo di farsi strada nell'affollato panorama vitivinicolo italiano e internazionale con un mix particolarmente azzeccato di ottimi vini, un marketing attento che ha saputo comunicare la curiosità nella variegata gamma produttiva e una commercializzazione mirata.
In poche parole un'azienda che non ha lasciato nulla al caso, dalla vigna fino ad arrivare all'etichetta della bottiglia, passando per tutto quello che ci sta in mezzo.

Dopo questa introduzione che serviva, come citato all'inizio, per inquadrare in quale ambiente nasce un vino e per poter meglio comprenderne e apprezzarne il contenuto passiamo alla degustazione.
Nel bicchiere si presenta rosso rubino impenetrabile, mentre all'olfatto è subito riconoscibile una nota di grafite tipica del Nero d'Avola, a cui si accompagnano delicate note di pepe nero, macchia mediterranea, frutta rossa matura (ciliegie e prugna secca), liquirizia oltre ad una leggera scia di foglia di tabacco in sottofondo.
Il bouquet nel complesso è intenso, complesso con una leggera dominanza della nota di grafite che si stacca dal resto del bouquet ben amalgamato.
Il sorso è incisivo, ben centrato sul palato e si caratterizza per un tannino vigoroso ma ben amalgamato, un sorso fragrante di polpa di frutta, una freschezza ben presente e una nota di mandorla amara distinguibile per retro olfazione.
Lascia il palato pieno e soddisfatto e con persistenza invidiabile.

Indubbiamente un primo della classe di cui non si contano più gli innumerevoli premi; un vino che valorizza appieno il territorio di appartenenza, collocandosi ai vertici della qualità produttiva.



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