lunedì 11 aprile 2016

L'Umbria del Rubesco di Lungarotti (Rosso di Torgiano)

Rubesco di Lungarotti


L'Umbria del vino, come e forse ancora di più di altre regioni italiane, ha da tempo imboccato un percorso fondato sulla qualità, la selezione e la ricerca della valorizzazione dei vitigni autoctoni.
Il vitigno che più è cresciuto negli ultimi anni, grazie ad un mix di potenzialità espressiva, marketing e tipicità territoriale, è senza dubbio il Sagrantino di Montefalco, interpretato sia in chiave moderna sia in chiave classica sulla scia di quanto già visto per Barolo, Barbaresco e Amarone.

Ma sono anche altri i vitigni interessanti che hanno saputo crescere, primo fra tutti il tanto bistrattato Trebbiano, vino semplice eppure in grado di regalare pienezza aromatica e gustativa se lavorato con un occhio alla selezione e alla qualità.
Ormai famoso e assolutamente da provare il Trebbiano di Perticaia.

E cosa dire del Grechetto, vitigno che gioca una partita assoluta a Orvieto, ma anche in altre provincie come Todi e in grado di regalare ottima sapidità e mineralità ai vini.
Forse non sarà mai un vitigno che arriverà a toccare vette assolute, ma di sicuro il livello medio si è molto alzato ad altezze quasi impensabili fino ad una decina di anni fa.
Un buon Grechetto ad un prezzo competitivo è quello della Cantina Novelli.

Per non parlare dei passiti attaccati dalla muffa nobile che nascono sulle dolci colline intorno al lago Trasimeno.
Accanto ad un paesaggio dove il tempo sembra essersi fermato, i vigneti di Moscato, Aleatico e Grechetto (ma anche Sauvignon) sviluppano in modo naturale la muffa nobile che concentra gli acini di zuccheri e glicerina.

Tra le Doc più interessanti e in crescita negli ultimi tempi c'è il Torgiano, soprattutto dopo il cambio di disciplinare avvenuto nei primi anni duemila, che ha portato ad un netto aumento della qualità, sopratutto con potature basse, alta densità di ceppi per ettaro e l'esclusione dell'utilizzo di uve a bacca bianca per la produzione di rossi.
E tra i produttori che da sempre hanno puntato sul Torgiano non si può non menzionare Lungarotti, che produce anche un'ottimo Rosso di Torgiano (una Doc di ricaduta del più famoso Torgiano rosso) da uve Sangiovese e Colorino, dalla beva schietta e piacevole e dal bouquet interessante e armonico.

Nel bicchiere è rubino con riflessi ancora violacei, mentre i profumi si concentrano sulla ciliegia e la viola, spezie un po' ruvide e un leggero accenno di tabacco, stemperato da una vena di fieno in sottofondo.
Buona la beva, solo leggermente un po ruvida nel primo impatto con il palato, in parte anche dovuto a tannini austeri e buona struttura.
Nonostante tutto alla fine risulta trovare una sua impalpabile armoniosità, con un baricentro fondato sulla schiettezza gustativa e sulla territorialità.



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