martedì 19 aprile 2016

I migliori assaggi di Baccanera a Vinitaly 2016 - parte I

La cinquantesima edizione del Vinitaly è terminata, ma anche quest'anno per chi ha saputo selezionare in partenza i produttori, si sono potuti assaggiare prodotti estremamente interessanti.
Personalmente, mentre nel 2015 avevo concentrato gli assaggi in Valle d'Aosta, Liguria e Lazio, quest'anno ho dedicato le mie degustazioni a Friuli, Marche e Umbria con qualche puntata in Alto Adige.
Ecco di seguito gli assaggi più interessanti.

Abbazia di Novacella
Una certezza questa Abbazia, tanto che mi sentirei di ringraziare 'molto in alto' per la sua esistenza e la produzione vini di qualità e valore costanti nel tempo. Una storia che parte dal 1142 e che da secoli affina la propria produzione soprattutto di vini bianchi vinificati nella cantina del convento.
Kerner di Abbazia di Novacella

Inizio il Vinitaly 2016 con il loro Kerner, prodotto semplice, fruttato, con gli agrumi in evidenza ma anche le spezie e la pesca, pensato per un consumo quotidiano.
Sul palato la tagliente freschezza imprime al gusto una beva tutt'altro che scontata, ma in grado di mantenere una giusta piacevolezza senza spigolosità.
Gewurztraminer di Abbazia di Novacella

E visto che c'eravamo perchè non assaggiare e apprezzare anche il loro classicissimo Gewurztraminer, un vino dalla inconfondibile aromaticità, concentrato sui profumi delicati di rosa, mela, salvia e zafferano.
In bocca si presenta morbido, piacevole anche se un filo esagerato nella sua preposizione godereccia, piena e sapida.
Il finale amarognolo e piacevolmente speziato gode di una sorprendente lunghezza.

Lis Neris
Produttore di San Lorenzo Isontino in provincia di Isonzo, anno dopo anno praticamente abbonato ai premi delle più prestigiose guide di settore e anche in questo 2016 non smentisce la propria fama di produttore dall'alto livello qualitativo.
Ribolla di Lis Neris
Si parte con una Ribolla gialla semplice e beverina, con sentori delicatamente fruttati (agrumi) e floreali (fiori di campo, melissa, felce). Ottimo come aperitivo ma poco altro.
Pinot Grigio di Lis Neris

Decisamente più interessante il Pinot grigio annata 2014, con base di melone, mela, menta, erba falciata, oltre a interessanti passaggi minerali.
In bocca si scopre piacevolmente sapido e avvolgente, con una notevole spalla acida e progressione sincera.
Gris di Lis Neris

Niente male anche la sua versione in parte passata in legno, dove ovviamente si amalgama perfettamente una nota leggermente tostata e il tratto si fa più morbido e pieno.
Tal Luc di Lis Neris

Per finire la chicca enologica del Tal Luc annata 2010, un passito per il quale gli aggettivi rischiano di essere quasi insufficienti per spiegare la trama tannica finissima, delicata, la spalla acida presente ma mai soverchiante, il sorso elegante che non stanca il palato e i profumi dove è più facile capire cosa non troviamo rispetto a quello che c'è, come cannella, fichi secchi, miele di castagno, datteri, noci, cialda .....
Un passito dalle note delicate e al contempo avvolgenti.

Livon
Altro produttore storico friulano.
Braide Alte di Livon
Il loro Braide Alte è semplicemente un capolavoro di precisione chirurgica e fa capire che a San Giovanni al Natisone non scherzano e nulla è lasciato al caso, sia in vigna che in cantina.
Blend di Chardonnay (40%), Sauvignon (40%), Picolit (15%), Moscato giallo (5%).
Il sorso si dipana tra un ingresso delicato ma deciso, una progressione da centometrista alle olimpiadi e un finale da maratoneta keniota.
Delicate nuance di agrumi, pesca, frutti tropicali, con cenni leggermente iodati e una traccia di spezie dolci ad arricchire un corredo olfattivo ricco, pieno e di grande eleganza espressiva.
Strepitoso anche per equilibrio e corrispondenza tra naso e bocca.
Indubbiamente uno degli assaggi che mi ha più impressionato del Vinitaly 2016.

Isidoro Polencic
Produttore serio e impegnato vince anche il mio personalissimo premio di produttore che ci tiene a fare bella figura anche in una fiera complicata come il Vinitaly.
La passione con la quale ci ha parlato di biotipi di Sauvignon, annate, terreni e caratteristiche dei vini la dice lunga su quanto si meriti i sempre maggiori riconoscimenti che spesso partono proprio dal basso, ovvero da molti consumatori che con il passaparola finiscono per assaggiare i suoi prodotti.
Ed è grazie al passaparola che finiamo al banco di Polencic ad assaggiare un Ribolla gialla con note di acacia e fiori bianchi, mela renetta e salvia,
Palato interessante e pienamente correlato con le sensazioni riscontrate al naso, su una scia quasi salata e una beva che in generale riesce piacevole e mai scontata.
Ribolla di Polencic

E dopo un Friulano dalle note intensamente minerali e piuttosto fresco siamo atterrati su un sauvignon che mi ha piacevolmente colpito.
Sauvignon di Polencic

Polencic utilizza per metà un biotipo francese con i tipici sentori da pipi di gatto, e per l'altra metà un biotipo selezionato per resistere ad estati calde e siccitose.
Tipico al naso con apertura di frutti tropicali maturi, spezie dolci e leggere tracce di foglia di tabacco.
Sorso caldo, avvolgente, alleggerito da una aromaticità vegetale fresca, sapida e una nota di mineralità quasi terrosa che dona equilibrio complessivo e una certa unicità e autenticità al sorso.
Mai banale e assolutamente da provare.

Terminiamo il giro enologico in Friuli con un interessante Latimis di Ronco del Gelso e un territoriale Cjarandon di Ronco dei Tassi.
Latinis di Ronco del Gelso

Il primo è sicuramente un altro piccolo capolavoro di paziente ricerca della perfezione, con il Tocai Friulano al 50% come base dei profumi di frutta matura gialla, il Pinot bianco al 50% in grado di donare eleganza e finezza soprattutto con le note di erba falciata e menta, 20% di Riesling che si presenta sotto forma di una sobria mineralità e accenni di lacca, per finire con un 10% di Traminer a sottolineare l'aromaticità di un vino destinato a non lasciare indifferenti.
Cjarandon di Ronco dei Tassi
Il Cjarandon è invece il classico blend internazionale dallo sviluppo interessante e dall'interpretazione sorprendentemente territoriale, quasi a sottolineare che non è proprio sempre vero che Merlot, Cabernet franc e Cabernet sauvignon danno per forza vini sempre uguali e omologati.
A Cormons il benefico influsso del vicino mare Adriatico e la cintura protettiva delle montagne regalano un microclima piuttosto raro da trovare altrove, unito ad un territorio vocato anche alla produzione di vini rossi.
Ne risulta un blend molto territoriale, rustico, dove prevalgono le sensazioni di liquirizia, pepe nero, grafite, con tannini giovani e ancora piuttosto irruenti. Da aspettare e rivalutare tra qualche anno ma già se ne intuiscono le potenzialità in prospettiva.






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