domenica 15 febbraio 2015

FOOD & WINE 2015 - PARTE PRIMA

Anche quest'anno ho deciso di non perdermi il Food & Wine Festival di Milano, dove più di cento produttori selezionati da Helmuth Kocher, ideatore del Merano Wine Festival, hanno presentato i loro vini più rappresentativi.
Come ho già detto lo scorso anno, queste sono le manifestazioni che preferisco, sia per la rigorosa selezione delle aziende presenti, sia per il numero non eccessivo del pubblico presente e quindi la possibilità di fare due chiacchere con il produttore.
Di seguito riporto una rapida carrellata degli assaggi più interessanti della giornata.

LAMOLE DI LAMOLE

Giravo pigramente indeciso su quale produttore puntare per partire con gli assaggi tra i numerosi banchi presenti, quando ho intravisto questa azienda toscana, che un amico mi aveva di recente consigliato.
A dire la verità prima di entrare nel salone di degustazione, avevo deciso di non assaggiare niente della Toscana e del Piemonte, piuttosto ero orientato su qualche bravo produttore, magari poco conosciuto e di regioni meno famose da un punto di vista vitivinicolo.
Ma sbirciando sul banco, facevano capolino due belle bottiglie di Chianti entrambe 2010, una Riserva e una Gran selezione ..... e cosi mi sono fermato.
Lamole di Lamole fa parte del gruppo Santa Margherita, ha le viti in una delle zone più alte del Chianti e anche più prestigiose, con terreni ricchi di rocce e galestro in grado di donare ai vini abbondante salinità al palato e un approccio minerale all'olfatto.
In particolare il Gran Selezione, Sangiovese al 95% con un saldo di Cabernet Sauvignon, gioca su toni dolci, caldi e di intensa complessità aromatica oltre alla già citata sapidità, con finale in crescendo.
Vino ricco, opulento ma comunque equilibrato, preciso, che ti lascia una straordinaria pulizia di bocca e una sensazione di gaudente soddisfazione.

ALLEE BLEUE

Produttore sudafricano della zona di Città del Capo, con il suo microclima del tutto unico di tipo mediterraneo ma con l'influsso dell'oceano e dei venti vigorosi e freschi che risalgono dal mare.
Ottimo lo Chenin Blanc 2014 prodotto nella Walker Bay, con i suoi profumi intensi di mela e agrumi, che in bocca diventano uno strano mix di cedro e banana, con una spiccata ma piacevole acidità.
L'assaggio del Pinotage 2011 è risultato piuttosto deludente. Troppo legno, eccessiva morbidezza, piuttosto sbilanciato, decisamente da scartare.


LIS FADIS
Piccola, giovane e dinamica azienda di Spessa di Cividale, nella Carnia friulana, che ha optato per la conduzione biologica dei vigneti, basse rese, ricerca e utilizzo di biotipi autoctoni del territorio.
L'azienda ha scelto di utilizzare vasche di cemento al posto del tradizionale acciaio e pratica lunghi affinamenti in bottiglia (anche di un anno).



Pochi ma ben curati i vini prodotti, tra cui spicca un Friulano, dal curioso nome di Sbilf, selezione di ben 5 biotipi di tocai presenti nei vigneti storici del territorio.
L'affinamento sulle fecce fini per 6-8 mesi e ancor prima il terreno marnoso con una leggera presenza di arenaria, conferiscono al vino una fragranza quasi unica all'olfatto, accompagnata dai toni caldi e dolci della frutta gialla matura.
Il sorso quasi selvatico e dalla indubbia personalità, è orientato a districarsi con agilità tra durezze e morbidezze, con un finale giocato su un piacevole retrogusto amandorlato.
Il secondo vino assaggiato, chiamato Bergul, è un blend di Schioppettino e Refosco, unitamente alla presenza del 'rassicurante' Merlot.
Quindi due vitigni rustici e genuini ingentiliti da uno dei vitigni internazionali più morbidi che ci siano.
L'olfatto sa regalare un bouquet generoso in potenza ed eleganza, con una netta insistenza di frutta matura rossa e nera, spezie, humus, cuoio e note boise', in una ideale amalgama rugbistica.
In bocca si ripresenta la frutta croccante e fresca e una trama tannica fine ma ben presente, come si conviene ad un grande rosso.
Questo Bergul è un vino che mi ha decisamente convinto e impressionato e Lis Fadis un produttore da tenere strettamente d'occhio.


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