sabato 17 gennaio 2015

BENUARA SICILIA IGT (2013) - CUSUMANO


Nero d'Avola e Syrah non è certo un binomio nuovo per la Sicilia.
Del resto il Nero d'Avola è il vino siciliano più conosciuto, l'autoctono per eccellenza, molto diffuso un po' in tutta la regione ma soprattutto nella parte occidentale (Agrigento, Palermo e Marsala).

Il Syrah in Sicilia è una scoperta più recente, ma la sua introduzione al pari di altri vitigni internazionali ha avuto il pregio di risvegliare l'interesse verso la viticoltura siciliana.
Vitigno dalle antichissime origini, pare infatti arrivare dall'Iran, è molto diffuso nel sud della Francia, sua patria di elezione dove raggiunge un livello qualitativo molto alto.

Cusumano è un produttore che in pochissimi anni è riuscito a imporsi nel panorama vitivinicolo italiano con un mix di ottimi prodotti, buona scelte commerciali e marketing innovativo.
Fin dall'inizio della sua avventura, l'azienda di Partinico dei fratelli Cusumano ha ingaggiato l'enologo piemontese Mario Ronco, che ha saputo dare una impronta moderna e al contempo caratteristica ai vini che conosciamo.

Il Benuara nasce nella Tenuta Presti e Pegni ad Alcamo, in provincia di Trapani, nella parte orientale dell'isola con un microclima caldo e secco ma ventilato e con la decisa influenza del vicino Tirreno.
Le vigne si estendono su 70 ettari a 250 mslm, su terreno argilloso compatto e con età media dei vigneti di 14 anni per il Nero d'Avola e 9 anni per il Syrah.
Completano il profilo tecnico le basse rese dichiarate dal produttore, non superiori ai 60 q. di uva per ettaro e vendemmia nella prima decade di settembre per il Nero d'Avole e nell'ultima decade di agosto per il precoce Syrah.
E visto che oggi mi sento molto 'tecnico', immaginiamo di essere nella cantina di Cusumano: saremmo di fronte ad un blend (e non ad un uvaggio) che fa una macerazione a freddo sulle bucce per 2 giorni a 7°C, fermentazione ad una temperatura di 26-28 °C come si conviene per vini dalle ambizioni serie, con frequenti rimontaggi e follature del cappello, malolattica in acciaio e successivo affinamento per l'80% in acciaio e per il 20% in legno.  

Venendo all'assaggio il Benuara si presenta nel bicchiere con il classico colore rosso rubino impenetrabile con generosi riflessi violacei a centro bicchiere, ma che sfuma nel rosso porpora avvicinandosi all'unghia.
Il naso articolato e intenso, rivela note di spezie, buccia d'arancia, ferro, arancia rossa, amarena, in una intrigante mischia dallo stile rugbistico, dove ogni componente chimica cerca di prevalere, senza peraltro riuscirci, sulle altre.
Al palato fa dell'armonia gustativa il suo punto di forza, con un leggero e direi 'studiato' sbilanciamento sulle componenti morbide del vino, in primis la glicerina e un alcol elegante che si percepiscono prima dei tannini morbidi e di una freschezza immediata, senza dimenticare un sottofondo di piacevole scia sapida.
La beva è nel complesso 'facile' ma caratteristica, corpo strutturato ma al contempo snello .... sembrano contraddizioni che in realtà non si percepiscono nel Benuara.
Nel complesso un vino che è in grado di coniugare i grandi numeri (circa 300.000 le bottiglie prodotte) con un'ottima qualità media, il tutto ad un prezzo onestissimo.








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