mercoledì 8 ottobre 2014

LA STAFFA, UN GIOVANE VERDICCHIO DAL RADIOSO FUTURO



Sono rimasto diverso tempo indeciso su quale Verdicchio acquistare all'enoteca Galli di Senigallia, tra i tanti che si producono in questa splendida regione.
Poi, un po' la consapevolezza di aver parcheggiato l'auto davanti al negozio in piene striscie blu ovviamente senza pagare, un po' il velato consiglio del bravo enotecario e, per finire, il fresco ricordo di un articolo letto in rete su La Staffa, mi hanno fatto propendere per questo Verdicchio, prodotto a Staffolo da un giovanissimo proprietario di nome Riccardo Baldi.



Avevo appena fatto rifornimento da Bruscia, di cui ho già parlato in precedenti post, poi in enoteche varie ho acquistato altri prodotti che ho consumato un po' in vacanza e un po' appena tornato.
Il tutto per dire che questa bottiglia mi ha pazientemente aspettato fino ad una grigia e piovosa settimana di ottobre, quando finalmente ho deciso che era giunto il momento di iniziare il rito della stappatura in religiosa concentrazione, seguito da corredo fotografico ad uso del blog.



Nel bicchiere si presenta con un giallo paglierino tendente al dorato, o se si preferisce con intensi riflessi dorati (come credo si percepisca anche dalle foto). Davvero un bel colore, cristallino e dotato di particolare vividezza.
Al naso si percepiscono subito intense note agrumate, a cui segue una nota di fieno con un tocco vegetale.
In bocca si esprime su livelli eccellenti soprattutto per una spiccata mineralita' e una adeguata freschezza, ma anche con un nerbo preciso, il sorso pieno ed appagante e la chiusura netta.
Il tutto ad un quasi imbarazzante rapporto qualità-prezzo.

La Staffa è una piccola azienda che si è convertita alla biodinamica, con vigneti per circa sei ettari di età compresa tra i 10 e i 15 anni, di cui visto l'elevato livello qualitativo non è difficile pronosticare una rapida crescita nei prossimi anni.
Vino da non farsi sfuggire se vi dovesse capitare tra le mani.



I  vacanza mi è capitato di assaggiare il Verdicchio dei Conti di Buscareto, chiamato Sorso, acquistato in Gdo.
Non mi ha lasciato particolari sensazioni, un buon vino da tavola, ma con una acidità un po' troppo insistita che tendeva a coprire il frutto.



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