martedì 18 febbraio 2014

FOOD &WINE - PARTE II



CICCIO ZACCAGNINI
Lo so, spesso trascuro l'Abruzzo nei miei post. Ma qui non mi sono lasciato sfuggire l'occasione di visitare il banco di assaggio di Ciccio Zaccagnini, azienda emergente nel mondo enologico, grazie ai suoi vini molto rappresentativi del territorio.
Ho assaggiato Ispira (credo) Passerina del 2012, un po timida nei profumi anche a causa di una temperatura di servizio troppo fredda, ma molto ben bilanciata e piacevole al palato, ottima come aperitivo ma anche in accompagnamento a piatti di pesce non troppo elaborati.
Poi il Montepulciano riserva San Clemente del 2010, l'ultima annata in commercio, ancora lontana dalla perfetta maturità che raggiungerà a mio avviso non prima di due o tre anni, con tannini ancora esuberanti nonostante il periodo di affinamento in legno di 15 mesi e altri 6 di bottiglia. Eppure non è difficile misurarne le potenzialità, ma anche una certa personalità non scontata sia al naso di liquirizia, sia per una succosa presenza di frutta nera.
Confermato il giudizio positivo di alcune guide su questa bella realtà abruzzese.

PETRA
Lo scorso anno avevo assaggiato il loro Ebo. Qui ho avuto modo di apprezzare soprattutto un Sangiovese in purezza (se non sbaglio si trattava di Alto), ruspante ed elegante al contempo.
Apprezzabile anche un Cabernet, Merlot dallo stile morbido e vegetale, tanniti gentili e buon corpo. Un po più sottotono il Merlot in purezza.
L'anno scorso, in vacanza a San Vincenzo, volevo visitarne la splendida cantina ma il navigatore si perdeva in un parcheggio fuori Suvereto. Quest'anno se passo da quelle parti ci riprovo.

KETTMEIR
Altoatesini, con cantina posta in quel particolarissimo microcosmo climatico del lago di Caldaro, presenti con due spumanti metodo classico che mi hanno impressionato davvero.
I profumi di entrambi sono spiccatamente fragranti, con le imperanti note della frutta fresca che sono il preludio all'eleganza, finezza, classe per il Pinot bianco, Chardonnay e Pinot nero.
Il Maso Reiner, Pinot nero in purezza, è semplicemente strepitoso, pieno, appagante al sorso. Da oggi uno dei miei must, anche in relazione al prezzo di vendita più che onesto.
Sono convinto che le guide ancora non stiano apprezzando questo produttore come dovrebbero fare.

MARISA CUOMO
Avevo letto di questo produttore sul sito di Luciano Pignataro, le sue vigne sul mare, con le rocce che affiorano dal terreno. Una viticocoltura eroica, poetica e di grande impatto visivo allo stesso tempo. Buono il bland di Aglianico e Piedirosso, un vino maschio, con la gentilezza del Piedirosso perfettamente amalgamata alla franchezza dell'aglianico. Assaggiandolo non potevo che notare la felice scelta dei viticoltori campani di valorizzare i vitigni autoctoni e di non correre dietro alle mode dei vini.
Per ultimo il vino che più mi ha sorpreso, il Furore Bianco Fiorduva. Un blend di vitigni bianchi campani a me completamente sconosciuti, tanto che ho dovuto farmeli ripetere tre volte, anche se avevo la scusante che ero all'ultimo di ennesimi assaggi !
Si tratta dei vitigni Fenile (30%), Ginestra (30%), Ripoli (40%). Al naso è intenso e complesso nell'esplosione della frutta a polpa gialla (frutta esotica) e delicate note di ginestra, mentre al palato è un connubio di potenza alcolica e morbidezza ben bilanciata da freschezza e salinità (e questo me lo sarei aspettato).
Cosa manca a questo vino: niente, è perfetto così e, devo ammettere, sono i vini bianchi che adoro.
Chapeau.

Ho assaggiato poi alcuni Prosecco, e qualche altra realtà enologica italiana ma quelli sopra esposti sono i produttori-vini che per un motivo o l'altro mi sono maggiormente piaciuti.





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