mercoledì 15 marzo 2017

La sublime eleganza del Muffato della Sala di Antinori



Raccontare un vino dolce o passito non è mai semplice, si rischia sempre di cadere nel banale, sia per quanto concerne l'analisi olfattiva e gustativa oltre che per quanto riguarda i difficili abbinamenti da proporre.
Ma mentre ammetto di non avere una particolare propensione per i vini dolci e di conseguenza mi riesce naturalmente difficile convincere i miei amici del blog ad apprezzarne la categoria, per quanto riguarda i passiti devo dire che il coinvolgimento che riescono a darmi è decisamente maggiore e talvolta sono seriamente sorpreso.
Forzando un po' il concetto direi che questa categoria di vini, che definirei per loro natura 'estrema', non hanno in me altre alternative che convincermi appieno oppure deludermi.
Mi è capitato di recente con un Sautern che al naso si esprimeva in maniera consona agli standard che conosciamo, quindi le note agrumate, il miele, la camomilla, i fichi, mentre in bocca mi ha deluso per vigoria e persistenza.
Insomma aveva fretta di farsi dimenticare e infatti l'ho già dimenticato !!!

Teniamo anche conto che fare questo tipo di vini non è facile e al produttore non costa nemmeno poco; questo si traduce spesso in un prezzo finale non proprio alla portata di tutte le tasche (oltre che di tutti i gusti) e per questo la categoria vini passiti, dopo aver goduto in anni recenti una buona crescita, ha subito negli ultimi tempi un decremento generale delle vendite.
Di sicuro in commercio rimangono dei punti di riferimento che un buon sommerlier come un buon wine lover non può non avere assaggiato, su tutti il mitico Ben Ryè di Donnafugata o il Tal Luc di Lis Neris e alcuni altri.

Tra i miti non possiamo non citare, con buona pace dei soliti 'rosiconi enofighetti' di cui è pieno il web, il Muffato della Sala di Antinori.
La Tenuta del Castello della Sala, che produce anche un bianco superlativo e dall'ottimo rapporto qualità-prezzo (qui), si estende su una superficie totale di 500 ettari (non proprio un coltivatore di nicchia).
Lasciando perdere la storia del Castello, interessante ma sempre un po' barbosa, mi interessa sottolineare il terroir formato da terreni argillosi e ricchi di fossili del Pliocene di origine sedimentaria e vulcanica, che fanno la differenza rispetto a qualsiasi altra variabile per produrre bianchi longevi e dalla personalità esuberante.

Il Muffato della Sala è prodotto con uve botritizzate, ovvero attaccate da un particolare tipo di muffa che riduce il contenuto di acqua dell'acino e ne concentra zuccheri e aromi, conferendo al contempo al Muffato un gusto armonico e vellutato.
La composizione varia a seconda delle annate e anche questa la possiamo considerare una caratteristica particolarmente distintiva del Muffato.
Per l'annata 2010 da me degustata, i vitigni sono: 58% Sauvignon, 24% Grechetto, 10% Semillon, 3% Traminer e 5% Riesling (fanno 100 l'ho controllato!!!).
Terza condizione determinante è il clima atmosferico e l'annata 2010 non si è fatta mancare niente.
Si è partiti con un inverno particolarmente freddo e piovoso, una primavera con intense perturbazioni, infine una estate calda fino a luglio, poi un agosto più fresco del solito che ha rallentato i processi di maturazione, che ha costretto a posticipare la vendemmia di una decina di giorni.
Infine è arrivata graduale la muffa nobile che ha concentrato gli zuccheri e aumentato la complessità aromatica.
Una volta in cantina i grappoli sono stati pressati leggermente senza diraspatura e dopo una fermentazione di 18 giorni a circa 17°, il vino ottenuto è stato travasato in barriques di rovere francese, dove è rimasto ad affinare per circa 6 mesi.

Il colore è giallo oro antico luminoso.
Il sorso è strepitosamente ampio, delicato, elegante ed esuberante al contempo.
Le delicate note floreali si intersecano con sensazioni aromatiche, note agrumate, cera d'api, frutta gialla matura, caramello e potrei continuare.
La bocca morbida e lussuriosa, spicca per note sapide e fresche in grado di bilanciare la naturale morbidezza dell'alcol e della glicerina, oltre ovviamente al residuo zuccherino.
Finale da maratoneta keniota alle olimpiadi di Rio.
Tutti in piedi e applausi !!!









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