venerdì 31 marzo 2017

L'invitante semplicità del Grechetto in due versioni di grandi produttori (Lungarotti e Palazzone)


Il Grechetto deriva, come si può intuire dalla stessa parola, dalla Grecia.
Venne portato in Italia (ed esportato un po in tutto il bacino del Mediterraneo) ai tempi della Magna Grecia e a dire il vero non è l'unico se, come si può supporre anche il Greco di Tufo, il Greco di Bianco e il Grecanico sono uve che provengono dalla Grecia e che hanno in comune il fatto di essere a bacca bianca, di avere una buccia piuttosto spessa e pruinosa.
Si adattano inoltre molto bene alle vendemmie tardive in quanto resistono agli attacchi fungini e rendono bene alle tecniche di appassimento sulla pianta.

Ovviamente il vino che si beveva al tempo dei greci era profondamente diverso da quello che possiamo trovare oggi in bottiglia.
Si trattava infatti di un vino dolce, un po' bevanda e un po' cibo grazie all'elevato apporto zuccherino, un nettare dolce, utilizzato anche in numerosi rituali religiosi e nelle feste di chi se lo poteva permettere.
Chissà quando e chissà come, le prime barbatelle sono state piantate a Orvieto e dintorni, ma di sicuro il vitigno si è adattato molto bene alle condizioni pedoclimatiche della zona e ben presto è diventato quello che oggi consideriamo un vitigno autoctono.
Nel corso del tempo sono cambiati i gusti dei consumatori e da vino passito è poi diventato un vitigno da vinificare in versione secca, in modo da poterlo accompagnare a tutto pasto.
Negli anni ottanta ha subito sensibile incremento nelle vendite e ancora oggi è un vino molto venduto sia in Italia che all'estero.

Se in blend con altri vini il suo contributo è sempre stato quello di dare carattere e struttura laddove altri vitigni si limitavano a freschezza e finezza.
Oggi che le tecniche di vinificazione hanno subito un evidente accelerazione, è vinificato spesso in purezza e trova spesso degli estimatori tra gli addetti ai lavori e tra gli stessi produttori, innamorati del suo variegato profilo aromatico, la buona acidità e naturalmente la struttura non comune per un bianco.

Oggi mettiamo a confronto due vini a base Grechetto che ho recentemente assaggiato.
Il Grechetto di Lungarotti, annata 2015, è un vino piacevole e senza fronzoli, pur connotato nel suo profilo aromatico con ricordi di pera, pesca e ananas. Al palato è ben centrato e si svolge su una nota lievemente amarognola tipica del vitigno e una scia sapida che lascia la bocca soddisfatta.
Persistente ed elegante.

Il Grek, Grechetto in purezza di Palazzone, sempre annata 2015, ottenuto da studiate selezioni clonali, presenta all'olfatto sentori di susina, mela e nocciola,
Al palato ha buona progressione e una certa spinta acida, oltre ad un sorso che cambia ed evolve nel bicchiere.
Più strutturato del precedente anche se un po' meno aristocratico.

Entrambi sono ottimi Grechetto, il primo più da aperitivo, il secondo più da primi piatti con sughi a base di mare.




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