sabato 8 novembre 2014

INSOGLIO DEL CINGHIALE, IL SUPERTUSCAN AD UN PREZZO ACCESSIBILE.



Inanazitutto un po' di storia. Dopo aver fondato e successivamente venduto a Robert Mondavi la Tenuta dell'Ornellaia, Ludovico Antinori decide di ripetere la positiva esperienza in Alta Maremma acquistando terreni nella zona intorno a Bibbona, in provincia di Livorno, creando la Tenuta di Biserno e successivamente su terreni più sabbiosi la Tenuta Campo di Sasso, sulla strada che collega Bolgheri a Bibbona.
Qui viene deciso di piantare Cabernet, Merlot, Petit Verdot ma soprattutto Syrah che predilige questo tipo di terreno.
Tanto per intenderci siamo nella zona dei famigerati 'Supertuscans', fortunato appellativo creato per il mercato americano che è riuscito a portare fama e investimenti su queste dolci colline non lontane dal mare.
Ed è qui che viene prodotto questo Insoglio del Cinghiale, tipico taglio bordolese formato da Merlot, Cabernet Franc e Syrah, con una piccola percentale di Petit Verdot.
Per creare i vini viene contattato nientemeno che Michel Rolland, uno dei più famosi o forse il più famoso enologo al mondo, una specie di Cotarella al cubo, con consulenze sparse ai quattro angoli del pianeta e la fama di produrre vini con uno stile tipicamente californiano, morbidi, piacioni, molto vanigliati e cioccolatosi per l'uso spesso predominante di barrique nuove, per giunta americane.
Ma come sempre quando si tratta di vino, non bisogna partire con preconcetti, assaggiare con la mente sgombra e possibilmente rilassati.

Mi verso nel bicchiere una quantità sufficiente per poterne valutare l'impatto olfattivo che è indubbiamente buono e di ottima complessità nelle sue note di peperone date dal Cabernet Franc, pepe e liquirizia eredità del Syrah e frutta dolce data dal Merlot.
Il bouquet è nel complesso equilibrato, una leggera scia di vaniglia che non è per nulla invadente, per chiudere su piccoli accenni di tostatura.
Al palato è decisamente morbido, con tannini setosi, delicati, addomesticati più dal sapiente utilizzo del blend che dall'uso della barrique.
Anche in bocca si ritrovano le stesse sensazioni dolci percepite al naso, con una pai di tutto rispetto, buon equilibrio e finezza gusto-olfattive.
Che dire, è un vino ben fatto, studiato e creato per non deludere e per piacere ad un pubblico più ampio possibile, senza spigoli e senza grandi sorprese, dalla beva facile e coinvilgente, sicuramente lontano dal concetto di terroir o di vino da aspettare o in grado di evolvere.
In ogni caso assolutamente consigliato soprattutto per cene con amici, vedrete che metterà tutti d'accordo.


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