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UN SANGIOVESE CHE HA FATTO ACCIAIO MA CON UN CARATTERE DI FERRO



Mi approccio al Pikler, un Sangiovese in purezza, con una certa dose di apprensione. Avevo intenzione di aprirla in inverno questa bottiglia dell'Azienda agricola Bruscia (di cui ho già parlato in un mio precedente post), quando temperature e piatti in abbinamento sarebbero stati più adeguati con un rosso che sapevo possedere buona struttura e carattere per averlo assaggiato direttamente dal produttore in un assolato pomeriggio di inizio agosto.

Invece complice una pioggia fine e insistente, la fine di una lunga settimana lavorativa e appunto la curiosità di poter riscontrare le stesse sensazioni di un mese prima, mi portano a stappare in religioso silenzio il tappo di sughero.
Mi godo il rituale, come sempre faccio quando non sono di fretta, e mi preparo a riempire il bicchiere dopo aver portato il vino a circa 18 gradi C.
Il suo succo di un colore perfettamente rubino riempie il bicchiere, che faccio ruotare per definirne la consistenza, le lacrime e gli archetti, che come immaginavo sono piuttosto ravvicinati.
Al naso è subito un effluvio di profumi che partendo dalla ciliegia e mora si dipanano in un dedalo formato da sottobosco, spezie dolci e una leggera nota fume', tanto che mi farebbe pensare che abbia fatto legno (cosa che invece non ha fatto).
Il sorso è pieno, compatto, la progressione prosegue asciutta e decisa, con i tannini che si percepiscono ma che non sono mai invadenti e una pai invidiabile.
Tutte sensazioni che ritrovo intatte anche questa sera, dopo tre giorni dall'apertura.

Questo Pikler ha un carattere sanguigno e generoso e gli abbinamenti possono essere diversi, ma personalmente una bistecca di vitello cotta al burro con patate prima lessate e poi rosolate sul fuoco si sono rivelate un ottimo accompagnamento.




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