sabato 7 aprile 2018

Barbaresco Fontanafredda (2000)



Fontanafredda è indubbiamente un nome storico delle Langhe.
Una storia che nasce nel 1858, quando il re Vittorio Emanuele II acquista la Tenuta di Fontanafredda e inizia la coltivazione di Barolo.
L'erede Emanuele Alberto di Mirafiori crede fortemente nella Tenuta e il 1878 e il 1894 la modernizza utilizzando operai specializzati, costruendo al suo interno un vero e proprio villaggio, contribuendo nel frattempo ad elevare il prestigio del Barolo in Italia.
La prima grande crisi della Tenuta è degli anni 1928 e 1929, quando la fillossera prima e la crisi economica poi mettono in seria difficoltà l'azienda che viene venduta e rilevata dal Monte dei Paschi di Siena.
Nel 2009 Fontanafredda viene acquistata da Oscar Farinetti, proprietario di Eataly, che ne ha rinverdito i fasti e rilanciata sotto il livello produttivo e commerciale, partendo dalla riduzione dei concimi chimici, erbicidi e solfiti, per poi passare alla certificazione biologica di tutti i 120 ettari di proprietà.
Ma l'obiettivo anzi la sfida più difficile è stata quella di conciliare l'utilizzo dell'agricoltura biologica, di un alto livello qualitativo con la produzione di un numero di bottiglie che di certo non possiamo definire artigianale (11 milioni nel 2017).
Del resto con i suoi 60 milioni di fatturato Fontanafredda è oggi una delle più importanti aziende agricole piemontesi, che nel 2017 si è potuta fregiare del titolo di 'cantina europea dell'anno' assegnato dalla prestigiosa rivista americana Wine Enthusiast.

In tutto questo io ho assaggiato un loro Barbaresco, della prestigiosa annata 2000, e quindi antecedente a molte delle trasformazioni di cui ho appena accennato.
Annata perfetta e vino che nel bicchiere riflette un granato brillante e vivo.
Apre con una particolare finezza floreale dell'olfatto che fa presagire che questo vino potrebbe tranquillamente rimanere in attesa di essere bevuto ancora per diversi anni.
La fragolina di bosco si mescola con muschio, pepe nero e china, esattamente in questo ordine.
Il sorso sorprende per un tannino per nulla scontato dall'annata non più giovane, per una struttura agile e completa e per una persistenza da fare invidia a certi Barolo più blasonati.


Superlativo con spezzatino di cavallo, piselli e polenta dell'insuperabile Chef Fabrice.



 


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