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Coltivazione biologica e lieviti indigeni per il Barolo Bussia Riserva dei F.lli Barale



L'azienda agricola Fratelli Barale nasce nel 1870, quando da poco si incominciava a parlare di vino Barolo grazie soprattutto a Camillo Benso Conte di Cavour e ai Marchesi Falletti.

Ai giorni nostri per quanto riguarda i vigneti, Barale possiede 10 ettari di cui una parte nella zona Bussia, considerata una delle più rinomate per la produzione di Barolo, in grado di sviluppare prodotti strutturati e longevi.

L'azienda è a conduzione biologica e ha sviluppato un interessante studio sui lieviti indigeni dell'uva delle sue vigne, che poi vengono utilizzati per la fermentazione del vino in botte.

La filosofia aziendale è in parte riassumibile con la convinta attività e sperimentazione sui lieviti indigeni e alla ferma convinzione da parte dell'azienda che il loro utilizzo, al posto dei lieviti acquistati in commercio, porti a mantenere un alto grado di tipicità dei vini prodotti; il tutto tenendo conto della notevole evoluzione che si è avuta negli ultimi anni sulle tecniche di biologia molecolare, che ha consentito di evitare i rischi di sviluppare difetti organolettici nei vini.

Il Barolo Bussia Riserva è senz'altro il prodotto di punta dell'azienda, con vigne a Monforte d'Alba e in particolare in zona Bussia, su un terreno formato da marne argillose, miste a sabbia e tessitura franco limoso-argillosa, con esposizione sud-ovest dei vigneti, a 270 mslm e con una pendenza media del 30%.
Le viti sono state messe a dimora nell'anno di grazia 1982 e la conduzione del vigneto è di tipo biologico, con una densità di 3.500 ceppi per ettaro.

Dopo la raccolta manuale, che avviene nei primi quindici giorni di ottobre, si svolge una pigiatura soffice dell'acino, a cui segue una fermentazione in tini di rovere con l'utilizzo, come già accennato, di lieviti indigeni selezionati dalle uve dei vigneti di proprietà.
L'affinamento avviene in botti di rovere francese di varia capacità per un periodo non inferiore ai 3 anni, a cui segue un affinamento in bottiglia di 12 mesi.

Dopo le note sulla filosofia aziendale e quelle tecniche, entrambe piuttosto rilevanti anzi oserei dire fondamentali per capire meglio il vino che si va a degustare, possiamo passare all'analisi visiva, olfattiva e gusto-olfattiva.
Colore granato limpido, molto tradizionale al naso, etereo, ribes, liquirizia e un pizzico di cioccolato in chiusura, di una intensità molto marcata.
Corpo teso e vibrante accentuato dall'acidità, tannini fitti ma ben amalgamati, sorso salino e agile, su un finale di buona lunghezza e ottima corrispondenza con l'analisi olfattiva.
Barolo da tradizionalisti e puristi.





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