venerdì 29 agosto 2014

VISITA ALL'AZIENDA AGRICOLA BRUSCIA - PARTE II

Continuando il viaggio enologico con i vini di Bruscia dedico un post a parte al Bianchello del Metauro e ad un vitigno particolarissimo come il Famoso perchè .... semplicemente meritano una adeguata attenzione.

FAMOSO GROTTINO - Marche Bianco IGT
Il Vitigno Famoso del Montefeltro è una vera chicca enologica di questo lembo di terra.
E' un vitigno semi-aromatico, attualmente quasi sconosciuto alla grandissima parte del pubblico e anche in molti casi a 'esperti' del settore. Le sue origine sono antiche e grazie alla sua aromaticità veniva anche coltivato come uva da tavola ma, forse a causa di questa sua caratteristica, la coltivazione come uva da vino è stata progressivamente abbandonata, spesso a favore di vitigni internazionali più omologati nei profumi e nei sapori e che incontravano il favore dei consumatori.
E' stato recentemente riscoperto in Emiglia-Romagna e nelle Marche e alcuni coraggiosi viticoltori hanno ricominciato a coltivarlo.

Tra questi Bruscia lo propone in purezza è il risultato è sorprendente.
Il colore è giallo paglierino con riflessi verdolini, mentre al naso si percepisce netta la splendida aromaticità del vitigno, con i classici sentori che rimandano al Moscato.
In bocca è pieno e strutturato, buona acidità e ottima persistenza, ma soprattutto si distingue per una sapidità quasi al limite del salato e un leggero retrogusto amarognolo sul finale (soprattutto se servito piuttosto freddo).
Un vino che è capace di cambiare espressione anche durante lo stesso pasto a seconda della temperatura di servizio a cui viene servito.
Questo vino mi ha sinceramente entusiasmato e sono pronto a scommettere su una sua rapida crescita nel panorama dei bianchi autoctoni italiani.



MO LEONE - Bianchello del Metauro Doc
E' da tempo che ero curioso di assaggiare questa Doc che fuori dal territorio marchigiano e soprattutto nella mia zona è praticamente introvabile.
Non parlo solo di Gdo ma anche di enoteche; semplicemente non è un vino che come consumo è riuscito a evadere dalla sua zona di produzione e il motivo principale è che in passato veniva realizzata una produzione basata sulla quantità e sul vino sfuso, con poca attenzione alla qualità e di conseguenza alla valorizzazione del prodotto.
Questo nel passato mentre, come mi confida Stefano, ora i produttori sono molto più attenti alla qualità come dimostra questo Mo Leone.
Le basse rese per ettaro, terreni argilloso-calcarei e vendemmia a mano ne fanno un vino semplice e immediato, con delicate note di frutta a polpa bianca, discretamente floreale mentre al palato si dipana su una buona mineralità e una trama grintosa e dalla beva coinvolgente.



Non ho invece ancora assaggiato il Pinkler e il Pinkler Selezione, vini rossi di carattere che meriteranno un abbinamento adeguato magari nel prossimo autunno, che se guardo fuori dalla finestra sembra quasi già alle porte !!!


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